Piacenza Jazz Fest "si fa in quattro" al Verdi di Fiorenzuola

Appuntamento domenica 6 marzo alle 21.15 per un concerto evento con quattro mostri sacri del Jazz. Bireli Lagrène, Antonio Faraò, Gary Willis e André "Dedè" Ceccarelli insieme per Piacenza Jazz Fest

Concerto evento al Verdi di Fiorenzuola

Un quartetto internazionale di “all star” illuminerà il Piacenza Jazz Fest con un concerto di altissimo livello. La preziosa collaborazione con il Comune di Fiorenzuola d’Arda, che è ben lieta di ospitare sempre un evento del festival, ha reso possibile la presenza di questo quartetto d’assi che si esibirà al Teatro Verdi di Fiorenzuola domenica 6 marzo alle ore 21.15.

Quattro musicisti di profondo talento si sono riuniti per formare questo interessante gruppo jazz, composto dall’estroso e geniale chitarrista Bireli Lagrène, uno dei più famosi al mondo, che ha suonato a fianco di Jaco Pastorius, da Antonio Faraò, uno tra i più grandi pianisti italiani, elogiato da Herbie Hancock, probabilmente più famoso all’estero che in patria, dal bassista americano Gary Willis e da una leggenda della batteria come il solido francese André “Dedè” Ceccarelli. Promettono uno spettacolo davvero esplosivo, anche perché questa data è una delle rarissime e preziose occasioni per sentirli suonare insieme.

Il Piacenza Jazz Fest è organizzato dall’associazione culturale Piacenza Jazz Club, patrocinato dal MiBACT, con il sostegno di Fondazione di Piacenza e Vigevano, Comune di Piacenza, Comune di Fiorenzuola, Regione Emilia-Romagna e con il contributo di alcune realtà istituzionali e imprenditoriali del territorio. I biglietti per questo concerto si possono acquistare nei pomeriggi feriali presso la sede del Piacenza Jazz Club, il sabato mattina dalle 10.30 alle 12.30 presso il negozio Alphaville di Piacenza oppure online sul sito www.liveticket.it.

Si tratta di un progetto artistico di grande prestigio in una creazione inedita, nella quale mostri sacri del jazz internazionale decidono di riunirsi per proporre un repertorio unico.

Che dire ad esempio di Birelli Lagrène? Una personalità geniale che ha suonato a quindici anni con Stéphane Grappelli e a diciannove con Jaco Pastorius. Un ragazzo prodigio che ha saputo arrivare splendidamente alla propria maturità musicale, affermandosi di giorno in giorno come un musicista impareggiabile nel mondo della chitarra come in quello del jazz, dove è ormai un personaggio di riferimento. Se il suo primo grande punto di riferimento è stato Django Reinhardt, da cui ha appreso perfettamente che il virtuosismo non è nulla senza la freschezza dell'ispirazione e se è stato segnato inoltre dall'influenza di Wes Montgomery e George Benson, è a Jaco Pastorius e ai “Weather Report” che deve gran parte della propria emancipazione musicale. Attraverso un lungo e meticoloso lavoro di ricerca riesce a costruirsi uno stile di enorme fascino, riuscendo a unire con naturalezza il virtuosismo a un incredibile talento per l'improvvisazione che lo porta tra i più grandi chitarristi al mondo. Lo si trova al fianco di John McLaughlin, Paco de Lucia, Al Di Meola, Jack Bruce e Ginger Baker, per la reunion dei “Cream” con Stanley Clark, Miroslav Vitious, Lenny White, Mike Stern, senza contare due album registrati live con lo stesso Pastorius. 

«Dal primo ascolto di Antonio mi ha immediatamente attratto la concezione armonica, la gioia dei suoi ritmi e il suo senso di swing, la grazia e il candore delle sue linee melodiche improvvisate. Non è solo un ottimo pianista, è un grande». Questo il biglietto da visita che Herbie Hancock ha confezionato per il nostro Antonio Faraò. Pianista ammirato dai grandi, ha suonato con i più prestigiosi artisti (Joe Lovano, Didier Lockwood, Miroslav Vitous, Jack Dejohnette, Chris Potter, Lee Konitz, Steve Grossman…). Antonio Faraò è da mettere senza dubbio fra i musicisti europei che hanno raggiunto uno standard espressivo al livello degli americani. Il suo stile è inconfondibile: una brillantezza tecnica con un’impetuosa carica emotiva, una notevole vena compositiva e un travolgente senso ritmico.

Gary Willis è un bassista e compositore americano noto soprattutto per essere il co-fondatore, insieme al chitarrista Scott Henderson del gruppo di jazz fusion “Tribal Tech”. Al di là di questa band, Willis ha suonato con numerosi altri musicisti jazz, tra cui Wayne Shorter, Dennis Chambers e Allan Holdsworth. Nutrita la sua attività discografica sia come solista sia con altre formazioni. Il suo ultimo lavoro in ordine cronologico è dell’anno scorso e lo vede in veste di solista, dal titolo "Larger Than Life" uscito per l’etichetta Abstractlogix.

La carriera lunga e felice di “Dedè” Ceccarelli inizia molto presto. All’età di quindici anni viene notato mentre suonava nel salone di un hotel sulla Promenade des Anglais di Nizza per dei tè danzanti e subito scritturato dal gruppo rock francese “Les Chats Sauvages” che proprio in quel periodo era alla ricerca di un nuovo batterista. Correva l’anno 1962, da allora Ceccarelli non si è più fermato. Dopo alcune esperienze si orienta musicalmente verso il Jazz, genere che non ha più abbandonato, suonando con tutti i più grandi jazzisti in giro a partire dagli anni Sessanta in poi. Altri incontri importanti che segnano la sua carriera avvengono tra la fine degli anni Settanta e gli Ottanta e sono quelli con Chick Corea e Dee Dee Bridgewater, con cui ha lavorato a lungo.

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