Prosa al Municipale, "Il sindaco del Rione Sanità"

Prosegue con successo la tredicesima Stagione di Prosa del Teatro Municipale di Piacenza, in cui tradizione e contemporaneità si mescolano dando spazio alle suggestioni del cinema e della musica, alla rilettura dei classici, ai giovani autori, ai talenti emergenti e coraggiosi della scena teatrale, ma anche ai volti famosi del palcoscenico. 

Il prossimo appuntamento - particolarmente atteso -  sarà con un testo di Eduardo De Filippo, Il sindaco del Rione Sanità (2 e 3 febbraio), con Eros Pagni protagonista, per la regia di Marco Sciaccaluga. Lo spettacolo è coprodotto dallo Stabile di Genova e dallo Stabile di Napoli e, arrivato alla sua seconda stagione di tournée, giunge a Piacenza preceduto da un unanime coro di elogi.

Appuntamento al Teatro Municipale martedì 2 e mercoledì 3 febbraio alle ore 21 nel cartellone Prosa della Stagione  “Tre per Te” organizzata da Teatro Gioco Vita, direzione artistica di Diego Maj, con Fondazione Teatri e il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano. 

Eros Pagni e la Compagnia in scena a Piacenza incontreranno il pubblico mercoledì 3 febbraio alle ore 17.30 al Teatro Comunale  Filodrammatici. Si tratta del quarto appuntamento del ciclo 2015/2016 di “Ditelo all’attore”, incontri con i protagonisti della Stagione di Prosa del Teatro Municipale di Piacenza, curato da Enrico Marcotti e organizzato da Teatro Gioco Vita e Associazione Amici del Teatro Gioco Vita con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano nell’ambito del programma “Informazione Teatrale”.

Presentato al Napoli Teatro Festival in occasione del trentesimo anniversario della morte del suo autore, “Il sindaco del Rione Sanità” ha superato, raccogliendo un grande successo di pubblico, la scommessa di portare “in casa” di Eduardo De Filippo un testo di Eduardo, interpretato da un attore non napoletano. Un’interpretazione per la quale Eros Pagni ha vinto il Premio “Le maschere del Teatro 2015” come migliore attore protagonista. 

L’azione si svolge per i primi due atti nella residenza di campagna di Don Antonio Barracano e nel terzo nella sua casa di città, al Rione Sanità. In entrambi i luoghi, Don Antonio esercita, con il trentennale appoggio del sempre più disincantato dottor Fabio della Ragione, la sua personale idea della legge. Fa estrarre pallottole e ricucire ferite dal corpo di giovanotti troppo animosi; concede “udienze” giornaliere a chi si rivolge a lui per avere giustizia e protezione. Lo spettatore fa così la conoscenza di una curiosa fauna umana, composta da piccoli delinquenti, usurai e bottegai poco accorti. Per tutti Don Antonio ha la soluzione giusta.

Ma quando davanti a lui si presentano Rafiluccio e Rituccia, sua compagna in avanzato stato di gravidanza, le cose si complicano. Rafiluccio, infatti, non chiede aiuto o protezione, vuole solo comunicargli che ucciderà suo padre, Arturo Santaniello, ricco panettiere, che lo ha diseredato e cacciato di casa, non riconoscendolo più come figlio. Prima di dare il suo parere, Don Antonio vuole però sentire “l’altra campana” e convoca pertanto il padre, al quale dapprima confida la storia vera del suo primo delitto contro i soprusi di un arrogante prepotente, invitandolo poi a riconciliarsi con i figlio. Ma il panettiere rifiuta e lo invita di fatto a farsi gli affari suoi, dando così inizio a un tragico precipitare degli eventi. 

Scritta e rappresentata nel 1960, “Il sindaco del Rione Sanità” è una commedia che lo stesso Eduardo amava definire «simbolica e non realistica», una commedia che «affonda le proprie radici nella realtà, ma poi si sgancia da essa, si divinizza, per dare una precisa indicazione alla giustizia», perché «Don Antonio è qualcosa di assai diverso da quel capo camorra che all’inizio sembrerebbe che fosse: egli è un visionario che cerca di ristabilire nel mondo un ordine andato fuori sesto».

Dice il regista Marco Sciaccaluga: «”Il sindaco del Rione Sanità” è una commedia complessa che mescola comico e tragico, realismo e simbolismo (anche cristologico). Un testo abitato da un protagonista, Antonio Barracano, fondamentalmente ambiguo, essendo egli insieme un capo camorra e un idealista, una sorta di Robin Hood degli ignoranti; un personaggio la cui grandezza sta proprio nella capacità di mescolare il male e il bene, il positivo e il negativo, l’alto e il basso. È in questo senso che l’ho messo in scena come uno dei testi più shakespeariani di Eduardo. A me non sembra che “Il sindaco del Rione Sanità” sia tanto una commedia radicata in una ideologia, quanto una tragedia le cui autentiche radici affondano nell’esistenza umana».

Per Eros Pagni si tratta di un ritorno al Teatro Municipale di Piacenza, dove era andato in scena nel marzo 2010 con lo spettacolo “L’impresario delle Smirne” di Carlo Goldoni con la regia di Luca De Fusco, una coproduzione Teatro Stabile del Veneto e Teatro Stabile di Catania con il sostegno de La Biennale di Venezia.

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