Uno spicchio di cielo dietro le sbarre

15 Gennaio ore 18:uno spicchio di cielo dietro la nebbia!

Vorrei condividere con voi. il mio entusiasmo per la lettura del libro: "Uno spicchio di cielo dietro le sbarre - Diario dal carcere di un obiettore di coscienza al servizio militare negli anni '70", di Claudio Pozzi.

Daniele Novara lo fece avere ad un mio conoscente che me ne parlò, e per questo gli sono molto grata. Il Diario è stato pubblicato nei Quaderni di Satyagraha dal Centro Gandhi. Un sapore di limpido, autentico, arriva dalle pagine del questo Diario che solo ora l'autore ha deciso di pubblicare. C'è sensibilità e forza, quella delle scelte di coscienza appunto, coscienza religiosa ( ma lui scrive che l'obiezione l'avrebbe fatta anche con motivazioni "semplicemente" umane) perchè lui viveva nella comunità Shalom di Viale Raffaello 21, vicino alla sua bottega da falegname. Intorno al processo di Claudio Pozzi si sviluppò, negli anni seguenti all'arresto, una fitta rete di sostegno e solidarietà. Le sue ben determinate scelte di pace ancorate al Vangelo e alle preziose indicazioni conciliari della Pacem in terris sono proseguite intense anche dopo la liberazione dal carcere. Infatti negli anni Ottanta lo ritroviamo-scrive Rocco Altieri del Centro Gandhi- a "promuovere in prima fila  una nuova obiezione, quella fiscale contro le spese militari, finalizzata alla realizzazione della DPN (Difesa Popolare Nonviolenta).Giuseppe Bruzzone di Milano, (anche lui un "fu obiettore" con “assaggio” di carcere per avere detto  quel tipo di “NO”), mi propose tempo fa di aiutarlo a promuovere il Diario.

Così sabato 15 GENNAIO 2020 Claudio Pozzi sarà qui a Piacenza con Rocco Altieri del Centro Gandhi a presentarlo presso la Scuola Azzurra e l'Associazione Fabbrica e Nuvole  in Via Roma, nel cuore multietnico della città grazie a Bernardo Carli che ospiterà questa preziosa venuta e si sta attivando ( non senza bisogno di collaborazione specie per promuoverlo in una scuola superiore e per avere una diffusione anche attraverso la stampa) insieme con Giuseppe Bruzzone di Milano appunto perchè la città e specialmente i giovani possano conoscere questi ospiti speciali. Cose preziose quelle che si imparano e respirano dalle pagine del Diario, cose che non devono andare perdute ma anzi riseminate.La possibilità, a dispetto di tutto, di potere sempre fare una scelta con coscienza, il valore politico di una scelta individuale di coscienza, la sua esperienza di comunità e condivisione, gli echi di uno stile di vita che non deve rimanere sconosciuto o andare dimenticato.La nonviolenza è e sarà l'unica strada: lui questa verità l'ha sperimentata anche nel microcosmo del carcere e la sa raccontare con ...credibilità.

La lettura di questo Diario, davvero mi ha portato una boccata di aria fresca e...antica.

Dopo averlo letto ho pensato che poterlo incontrare direttamente e attraverso le pagine del Diario, o con incontri attorno a letture dal Diario e alla videoregistrazione della Presentazione del 15 gennaio presso la Scuola Azzurra, potrebbe essere davvero un dono anche per tutto il mondo cattolico piacentino. Questa storia, questa scelta, il suo protagonista, questo vissuto del carcere (5 mesi e 10 giorni) dove, Claudio scrive, almeno nei primi tempi, aveva quasi trasformato la sua cella -prigione in una cella-eremo e in una palestra di vita comunitaria, l'esperienza delle Comunità cristiane di base (CdB) che nel corso degli anni estesero il loro campo di interesse alla rielaborazione della liturgia in chiave ecumenica, inclusiva e dialogica con un ruolo maggiore affidato ai laici, accoglienza di divorziati risposati, gay e lesbiche; impegno politico caratterizzato dalla affermazione della laicità e dalla richiesta di una piena separazione tra Stato e Chiesa, con il rifiuto del Concordato. L'aria di quei tempi nel mondo cattolico, personaggi come Mons. Bettazzi, la teologa ed eremita Adriana Zarri, padre Ernesto Balducci che tutti espressero la loro piena e attiva solidarietà a Claudio. Ricordo che padre Balducci nel 1962 si era schierato  apertamente a favore dell'obiezione di coscienza per voler vivere integralmente la nonviolenza evangelica, espressa dai comandamenti "non uccidere" e "ama il prossimo tuo come te stesso". Venne processato e condannato e fu attaccato dalla Chiesa ufficiale e difeso da don Milani che, in quella occasione, scrisse l'opuscolo "L'obbedienza non è più una virtù".Entrambi poi furono per questo processati per apologia di reato. E poi ancora, fu vicino e solidale a Claudio Pozzi anche  Lanza del Vasto, fondatore della Comunità e del Movimento dell'Arca, dove donne e uomini provano a vivere la nonviolenza in tutti gli aspetti della vita, cominciando da loro stessi, semplificando il loro modo di vivere, nelle relazioni che li circondano e nella società.I ritagli di stampa riportati nel Diario tra i quali quelli sulla manifestazione antimilitarista (anche contro la guerra nel Vietnam) di un ottantina di obiettori si coscienza e alcuni preti guidati da Don Gennaro Capone" un sacerdote partenopeo" in una Marcia della pace da Formia a Gaeta anche per farsi ricevere in una delegazione presso il reclusorio militare. Là era appunto incarcerato il nostro  Claudio Pozzi "il giovane obbiettore di coscienza detenuto da qualche tempo per un clamoroso episodio di renitenza al servizio militare e agli obblighi che tale servizio comporta"(Il Messaggero del 23 maggio 1972).Tutto questo non può che far vibrare qualcosa dentro, anche oggi, almeno in qualcuno e non sarebbe poco. Sarebbe importante riuscire a fare incontrare questo ex obiettore attempato e sempre giovane di dentro con tanti studenti e studentesse. Speriamo di farcela attraverso qualche insegnante.

Oggi infatti per fortuna grazie alla legge 230 l'obiezione di coscienza non è più un beneficio concesso dallo Stato, ma diventa un diritto della persona e il Servizio Civile rappresenta un modo alternativo di "servire la patria" a contatto con la realtà sociale. E con la Legge  n. 226/2004 fu sospeso il servizio obbligatorio di leva. Si tratta di tappe importanti di crescita e civiltà che però hanno forse fatto un po' perdere nei e nelle giovani la consapevolezza e il valore di scegliere la nonviolenza, di scegliere di non collaborare ad una difesa del proprio Paese che sia fatta con le armi. Per questo è importante che i giovani di oggi...conoscano gli obiettori di ieri, finché ci sono!

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