Aprire una partita IVA: come fare e quanto costa

Ecco tutte le istruzioni ed informazioni necessarie per chi intende avviare un'attività di lavoro autonomo e quali le novità da tenere a mente per il 2019

Aprire la partita IVA è il primo passo da compiere quando si decide di avviare un’attività di lavoro autonomo. Sapere come aprirla è indispensabile sia a livello fiscale che contabile per tutti coloro che intendono fare impresa.

Quanto costa è una delle domande più frequenti che spesso ci si pone perché quando si inizia una nuova attività da zero è bene pianificare punto per punto quali sono le spese da sostenere, per evitare di incorrere in cattive sorprese. Non è sempre facile capire come bisogna fare, quali sono costi per e soprattutto qual e l’opzione più conveniente sulla base della propria attività e del proprio reddito.

Bisogna tenera e mente che a partire dal 1° gennaio 2019 sono entrate in vigore importanti novità per chi intendere aprire una partita IVA. Ci si riferisce in primis all’obbligo di fatturazione elettronica ma anche alle nuove regole per l’accesso al regime forfettario, che consente di risparmiare sui costi da sostenere.

Aprire una partita IVA: quanto costa e come fare

Prima di capire quanto costa bisogna innanzitutto sapere di cosa si tratta, a chi è rivolta, è quali i casi in cui è necessario e obbligatorio.

La partita Iva è un insieme di numeri che identificano una società o una persona fisica. Si tratta di 11 numeri: i primi 7 collegano la partita Iva al contribuente che ne è titolare, i successivi 3 corrispondono al codice identificativo dell’Ufficio delle Entrate e l’ultimo numero ha una funzione di controllo. Si tratta di una sequenza numerica fondamentale in ottica tributaria perché utili ad identificare non solo il titolare dell’attività ma anche la propria posizione fiscale. E’ il regime fiscale al quale sono sottoposti tutti i lavoratori autonomi e gli imprenditori, ovvero chi offre un servizio o un bene per conto proprio e non è titolare di rapporto di lavoro subordinato.

All’atto di apertura della partita Iva il soggetto che intende avviare la propria attività in proprio accetterà l’obbligo di emettere fattura e di pagare i contributi dovuti al fisco e alla previdenza sociale sotto forma di Iva, imposta sul valore aggiunto.

Aprire una partita IVA: come fare?

Per aprire una partita IVA bisogna presentare richiesta all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà ad attribuire al richiedente il codice di 11 cifre utile per identificare il soggetto richiedente.

Per l’apertura della partita Iva bisogna compilare e consegnare all’Agenzia delle Entrate il modello AA9/12 in caso di persone fisiche o AA7/10 in caso di soggetti diversi. Si tratta della dichiarazione di inizio attività che dovrà essere consegnata entro 30 giorni dall’avvio della propria attività professionale autonoma. Potete scaricare i modelli da consegnare all’Agenzia delle Entrate in fondo al paragrafo o direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate. I modelli AA9/12 o AA7/10 dovranno essere consegnati all’Agenzia delle Entrate in allegato con il proprio documento di riconoscimento recandosi presso uno degli Uffici, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno o in modalità telematica, attraverso il software che è possibile scaricare sul sito.

Al momento dell’apertura della partita Iva bisognerà scegliere il codice ATECO dell’attività che si intende svolgere. In caso di variazione dell’attività svolta si dovrà procedere, di conseguenza, con la comunicazione del nuovo codice identificativo dell’attività. I titolari di partita Iva sono obbligati inoltre ad aprire la propria posizione previdenziale all’Inps per il pagamento dei contributi e all’Inail per l’assicurazione obbligatoria.

È bene sottolineare che aprire una partita Iva è totalmente gratuito ma che bisognerà scegliere il tipo di regime fiscale più adatto alla nostra attività. Attualmente sono previsti due regimi: il forfettario e quello a contabilità ordinaria. I due regimi prevedono costi di gestione differenti; in questo caso è bene valutare i costi e quanto bisogna realmente pagare per aprire una partita Iva.

Regime forfettario o ordinario

Al momento della scelta del regime fiscale da applicare alla propria attività i titolari di partita Iva potranno scegliere se aderire al regime forfettario o ordinario.

Costi partita IVA regime forfettario

Per aderire al regime forfettario bisogna rispettare alcuni requisiti stabiliti dalla legge che, però, non sono vincolati ad una specifica età anagrafica, come invece stabilito per l’ex regime dei minimi, abolito con la Legge di Stabilità 2016.

Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e, contestualmente, non incorrano in una delle cause di esclusione. A partire dal 1° gennaio 2019 il regime forfettario può essere scelto da tutti i contribuenti che non superino il limite di 65mila euro di ricavi o compensi.

La Legge di Bilancio 2019 ha eliminato i precedenti limiti relativi alle spese per lavoro accessorio, al reddito da lavoro dipendente percepito e al costo dei beni strumentali. Tuttavia, per capire se si può aprire una partita IVA in regime forfettario, è necessario valutare la propria situazione in relazione ai nuovi limiti introdotti a partire dal 1° gennaio 2019.

Sono esclusi dal regime forfettario 2019:

- i titolari di partita IVA esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari (causa ostativa presente anche in precedenza);

- i titolari di partita IVA che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (nuova causa ostativa).

Tra le novità, inoltre, il nuovo regime forfettario prevede il divieto di accesso per i titolari di partita IVA che percepiscono compensi da soggetti dai quali hanno percepito redditi da lavoro dipendente nei due anni precedenti o da soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili.

Inoltre, il regime forfettario non si applica a:

- regimi speciali Iva;

- soggetti residenti all’estero e che non producono almeno il 75% del reddito in Italia;

- soggetti che effettuano attività di compravendita di terreni edificabili, fabbricati o veicoli nuovi.

Quali sono i costi da sostenere per una partita Iva a regime forfettario? In base a quanto previsto, il regime agevolato prevede l’applicazione di un’aliquota sostitutiva i Irpef e Iva al 5% per i primi 5 anni, che passa al 15% a partire dal sesto anno.

Per quel che riguarda i contributi Inps relativi ai professionisti senza cassa e quindi iscritti alla gestione separata Inps, l’aliquota contributiva è del 27,72%. Tuttavia è prevista la possibilità, per i forfettari di adottare il regime Inps agevolato, che prevede il minimale ridotto del 35% da pagare in tre rate trimestrale. La comunicazione per la riduzione dei contributi Inps dovrà essere effettuata entro il 28 febbraio o subito dopo aver aperto la partita IVA. Il risparmio previsto per chi apre una partita IVA in regime forfettario non riguarda soltanto la tassazione agevolata al 15%, ma anche i costi di gestione della propria attività. Sono previste diverse semplificazioni e la più importante è sicuramente quella in materia di IVA e l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica.

Costi partita IVA regime ordinario

Quanto costa invece una partita Iva a regime ordinario? Nel caso in cui sia esclusa la possibilità di aderire al nuovo regime forfettario, i titolari di partita Iva saranno soggetti al pagamento delle imposte e dei costi ordinari. Nel dettaglio, il costo per aprire ma, soprattutto, mantenere una partita Iva in regime ordinario si traduce in:

- costo per Camera di Commercio - diritto camerale (sono esenti i contribuenti che svolgono attività professionali e tecniche che non obbligano all’iscrizione al registro delle imprese);

- costi Irpef;

- costi gestione separata Inps o cassa professionale;

- Irap;

- Iva, l’imposta sul valore aggiunto calcolata sull’imponibile di ogni fattura.

Gestione separata Inps o Cassa professionale?

I liberi professionisti senza Cassa, ovvero coloro che svolgono attività in modo autonomo e non sono obbligati all’iscrizione a Enti previdenziali di categoria, sono obbligati all’iscrizione alla Gestione separata Inps.

Le aliquote della Gestione separata Inps a fini previdenziali e assistenziali variano sulla base del tipo di attività svolta e vanno dal 24% al 34,23%. Come sopra anticipato, per i titolari di partita Iva in regime forfettario è possibile richiedere la riduzione dei contributi Inps, ovvero beneficiare di un’aliquota agevolata presentando domanda.

Novità fiscali 2019

Come abbiamo ricordato all’inizio dell’articolo, nel 2019 sono entrate in vigore importanti novità per le partite Iva.

Una delle più importanti è sicuramente l’obbligo di fatturazione elettronica anche tra privati. Una novità che ha portato anche all’abolizione della scheda carburante e che comporta la necessità di richiedere la fattura elettronica per beneficiare delle agevolazioni sui costi auto, che saranno riconosciute esclusivamente per i pagamenti effettuati con mezzi di pagamento tracciabili. L’e-fattura ha portato all’abolizione di uno degli adempimenti più criticati dell’ultimo periodo: si tratta dello spesometro che cesserà di esistere anche per i soggetti esclusi dall’obbligo. Non mancheranno tuttavia nuove scadenze fiscali per le partite IVA e tra queste sarà l’esterometro mensile (per le operazioni da e verso l’estero) ad animare l’anno caldo del fisco italiano.

È bene ricordare anche le agevolazioni previste, tra cui gli ormai noti bonus per le assunzioni.

Ulteriori novità arriveranno poi nel 2020, quando entrerà in vigore l’imposta sostitutiva del 20% per professionisti e imprese che non superano i 100mila euro di ricavi o compensi annui. Insomma, anche il 2019 sarà un anno intenso per i titolari di partita IVA, per chi vuole aprire un’impresa e iniziare la propria attività come professionista o freelance, che dovrà fare i conti con le nuove regole e con le importanti novità in vigore dal 1° gennaio.

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