Bossi ribadisce il suo “No” al Referendum: «Renzi peggio di Mussolini»

Il Senatùr in città per lanciare la campagna della Lega Nord contro il Referendum Costituzionale: «Alla Raggi hanno fatto uno scherzetto, qualcuno tira i fili a Roma». La svolta lepenista di Salvini? «Per prendere voti»

Vinci, Bossi e Polledri

Ad attenderlo c’era una sparuta presenza di quella che si considera la “vecchia” - ma non doma - Lega Nord. Quella che ha dato vita al Carroccio piacentino, che in vent’anni è salito e sceso più volte nel borsino elettorale locale. Quando Umberto Bossi arriva in serata al Bar Centrale di via San Donnino per ribadire il suo “No” al Referendum Costituzionale, una ventina di militanti vuole salutarlo con affetto. Il “Senatùr” – la riforma va proprio a toccare l’istituzione che ha varcato per primo nella sua prima “discesa” a Roma e che gli ha dato lo storico soprannome - non sarà più lo stesso di un tempo, ma la battuta al vetriolo pronta per Renzi ce l’ha sempre pronta: «È peggio che Mussolini».  

«La riforma – ha introdotto la presenza di Bossi a Piacenza il consigliere comunale e "bossiano" di ferro Massimo Polledri - uccide i “cento campanili” che tengono in piedi l’Italia. Trovo immorale che una forza politica del 25 per cento possa comandare il Paese in questo modo. La Lega e il Nord “dicono no”».  «Ringrazio il “capo” – ha detto il segretario dell’Emilia Gianluca Vinci - per aver accettato l’invito. Questo è il lancio della campagna referendaria in Emilia. Perderemo l'entità sul territorio con questa riforma. Renzi non aveva e non ha i voti per governare, e vuole più potere.  Se vince il Sì ci sarà un appiattimento dei servizi emiliani, a partire dalla sanità. Non possiamo accettare questo centralismo. Le Regioni non avranno più competenze, lo Stato avrà troppo potere e diventerà come quello pre-unitario, o quello sabaudo, con tutti i poteri a Roma, luogo dove sono tutti nominati. Renzi parla di risparmi per gli italiani con questa riforma, ma in realtà vengono tagliati gli stipendi dei senatori, ovvero 50 milioni di euro». Da registrare l’assenza all’iniziativa della segreteria provinciale della Lega Nord e dei Giovani Padani, da settimane in aperta polemica con Polledri e Vinci.

Ma il grande protagonista era il “senatùr”. «La riforma – ha esordito incalzato dalle domande dei cronisti - taglia le Province, creando un problema di identità. Qua a Piacenza diventerete un’area vasta. L’identità non si tocca. E invece fanno scomparire anche le Regioni. Resterebbe solo Roma: questo è inaccettabile. Non esistono risparmi: il Senato esisterà ancora, come quando hanno detto che eliminavano la Provincia, ma in realtà hanno solo tolto la democrazia e la partecipazione. Non mi pare una via accettabile quella di Renzi». Bossi ha parlato anche degli ultimi travagliati giorni del Movimento 5 Stelle a Roma. «Alla Raggi le hanno fatto uno “scherzetto”, c’è qualcuno in alto che tira i fili e vuole farla pagare ai 5 stelle.  A Sala a Milano invece è andato tutto bene: la Magistratura a lui non ha mai guardato».

Non è strano che la Lega vada a braccetto della “sinistra” massimalista, quella distante dalle idee di Renzi?  «I referendum non sono "di colore" – la pronta risposta del fondatore del Carroccio -. Anche quelli di sinistra fanno parte del sistema politico italiano. Non ci siamo messi d’accordo. Sanno anche loro che le cose sbagliate provocano sempre dei danni». Bossi ha duramente attaccato il premier Matteo Renzi. «Neppure Mussolini aveva avuto il coraggio di passare sui popoli con i suoi stivaloni come vuole fare Renzi. Deve andare via, fa danni». Infine, un commento sulla linea politica leghista – spesso da lui criticata per la svolta “lepenista” - ora in mano al suo successore Matteo Salvini.  «Salvini – ha concluso Bossi - sta andando da quella parte, forse qualcuno gli ha suggerito di allargare i confini per fare più voti, e un po’ li ha fatti. Ma bisogna ricordarsi una cosa: “in politica si può imbrogliare poca gente per tanto tempo o tanta gente per poco tempo. Infatti ha perso a Roma e a Milano».

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