Caruso, dal lavoro alle Dogane alla militanza nella destra locale

Chi è il presidente del Consiglio comunale di Piacenza arrestato all'alba del 25 giugno dalla polizia. Calabrese d’origine (nato a Cosenza), dipendente delle Dogane, vive a Piacenza dal 1988. Militante da sempre della destra piacentina, è al terzo mandato in Consiglio

Giuseppe Caruso

Giuseppe Caruso, arrestato dalla polizia nella sua abitazione di Piacenza nella mattinata del 25 giugno nell’ambito dell’operazione contro le cosche mafiose della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna, è un volto noto della politica locale. Ora si trova nel carcere delle Novate, accusato di aver agevolato le cosche nel nostro territorio, in qualità di dirigente dell'Ufficio Dogane. 

Già consigliere comunale d'opposizione dal 2002 al 2012 per Alleanza Nazionale prima e poi per il Popolo delle Libertà nel parlamentino di Palazzo Mercanti, era poi entrato a far parte di Fratelli d’Italia fin dalla sua fondazione: è stato sospeso dal partito a poche ore dalla notizia del suoi coinvolgimento nell'inchiesta. Non era invece stato eletto alle Comunali del 2012. Da sempre ha fatto militanza politica nella destra piacentina: presente a tutti i banchetti e alle iniziative di partito, è uno dei volti più noti di Fratelli d'Italia in città. Nato a Cosenza nel 1960, separato e genitore di tre figlie, abita a Piacenza dal febbraio 1988. Dopo essersi diplomato ragioniere nel 1980, si è iscritto all’albo dei ragionieri commercialisti non praticanti. Ha fatto il consulente del lavoro, il revisore dei conti, l’analista programmatore. È poi diventato dipendente dell’Amministrazione delle Dogane.

Nel 2017, alle Elezioni Comunali che hanno consegnato al ballottaggio la vittoria al centrodestra dopo quindici anni - con Patrizia Barbieri Giuseppe Caruso e La Russa-2sindaco - aveva ottenuto 155 preferenze (in linea con i precedenti risultati, sempre intorno a questa cifra), tornando così in Consiglio comunale. Fratelli d’Italia, che aveva ricevuto in Giunta un solo posto da assessore, aveva ottenuto la possibilità di indicare un nome per la presidenza del Consiglio, ovvero colui che dirige i lavori dell’aula. Fd’I, fin dal principio, fece il suo nome: a qualche leghista, a microfoni spenti, la scelta non convinse (così come ai Liberali Piacentini, che si lamentarono per non essere stati coinvolti nella decisione). Ma tutte le forze di maggioranza appoggiarono poi la sua elezione – avvenuta alla prima conta dei voti – nel luglio 2017. In questi due anni da presidente è stato oggetto di pesanti critiche per la conduzione dei lavori da parte dei consiglieri del Partito Democratico. Giudicato dai dem «non imparziale», soprattutto quando in aula si scatena la "bagarre" tra maggioranza e opposizione, ora si dovrà difendere da accuse ben più gravi.

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