Consiglio comunale di Bettola: «No biomasse industriali». Apertura verso impianti di autoconsumo

Il Consiglio comunale di Bettola ha votato a maggioranza la modifica all'art. 7 del Regolamento edilizio. Sono stati introdotti parametri di lontananza dal perimetro del centro abitato che rendono incompatibili con il territorio le apparecchiature per la produzione di Biomasse progettate in località Boccacci di Roncovero

Un momento del consiglio comunale di Bettola

Il Consiglio comunale di Bettola ha votato a maggioranza la modifica all’art. 7 del Regolamento edilizio che regolamenta, sul proprio territorio, l'insediabilità di impianti industriali di produzione di energia mediante l'utilizzo delle fonti rinnovabili quali le Biomasse. In pratica sono introdotti parametri di lontananza dal perimetro del centro  abitato che rendono incompatibili con il territorio le apparecchiature per la produzione di Biomasse progettate in località Boccacci di Roncovero.

Il Comitato No Biomasse Bettola - che per diversi mesi aveva condotto un’azione di contrasto contro l’atteggiamento dell’Amministrazione che veniva continuamente sollecitata ad assumersi “il loro ruolo di primi responsabili della tutela della salute dei propri cittadini utilizzando a pieno gli strumenti di governo del territorio a disposizione”, mettendo in campo anche oltre 2300 firme – in quest’ultima settimana aveva promosso una sorta di armistizio che ha aleggiato anche durante il Consiglio comunale. Il pubblico ha seguito i lavori in assoluto silenzio e sulla piazza i commenti che abbiamo raccolto dai pochi presenti si sono limitati ad un laconico “non poteva che finire così”.

Divisa la minoranza. Piera Scagnelli ha votato contro la delibera dopo che non è stata accolta una sua proposta di fissare da ora, distanze minime tra gli insediamenti per la produzione di biomasse destinati all’autoconsumo (ora consentiti sino a soglie di potenza determinate). Astenuto Simone Mazza.

In questi mesi – ha detto nella sostanza – il sindaco Sandro Busca, la nostra azione è stata quella di seguire una logica lineare improntata a reperire informazioni tecniche nel merito dell’impatto ambientale che poteva derivare dall’insediamento proposto. Abbiamo scelto di non scendere in polemica rispettando le posizioni di chi aveva opinioni diverse dalla nostra, ma abbiamo avuto in cambio azioni e affermazioni al limite della degenerazione. Seguendo il filo conduttore che ci eravamo imposti, abbiamo premuto sulla Provincia che inizialmente su questo tema era “ondivaga” perché assumesse un ruolo di guida e coordinamento e non lasciasse soli i singoli comuni, abbiamo coinvolto la Comunità Montana e altre istituzioni sempre al fine di muoverci con prudenza e competenza via via acquisita.

La priorità di tutto questo lavoro era la salvaguardia della salute dei cittadini. Il problema doveva infatti essere risolto all’origine senza la necessità di ricorrere ad interpretazioni. La delibera che oggi approviamo va in questa direzione.

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