Cori e urla di scherno: quasi duecento persone irrompono al convegno della Lega sulla cannabis

Decine di antagonisti hanno contestato il dibattito organizzato dall'assessore Polledri sugli effetti nocivi della marijuana. Interrotta più volte anche una madre che ha portato la testimonianza del figlio tossicodipendente

Un momento della contestazione in sala

«Pensavo di poter parlare a persone che avrebbero rispettato una madre». A dirlo è una donna che ha avuto un figlio dipendente da hascisc e marijuana, seguito al Sert, arrestato e poi rinato. Era stata invitata a portare la sua testimonianza al convegno dal titolo L’erba della morte: la cannabis, organizzato dall'assessore alla Famiglia del Comune di Piacenza in quota Lega, Massimo Polledri con l'Amministrazione comunale di Fiorenzuola, che si è svolto in sant'Ilario nella serata del 23 luglio. In realtà, per i presenti non è stato possibile ascoltare un solo intervento senza sentire contestazioni dalla platea, col piacentino Alberto Esse, già noto per azioni piuttosto eclatanti, nei panni del più agguerrito provocatore. Più volte, Esse ha cercarto di salire sul palco ed è stato prontamente bloccato dai poliziotti della Digos.

Circa duecento persone, appartenti all'area antagonista, con l'ex consigliere comunale e ora in forza al Si Cobas, Carlo Pallavicini, hanno continuato ad appaludire in modo canzonatorio e a gridare con lo scopo dichiarato di non permettere ai relatori di parlare, perché in contrasto con la politica proibizionista del partito di Matteo Salvini. Di tutt'altro tenore il sit in che si è tenuto davanti a Palazzo Mercanti, con una decina di esponenti di Sinistra per Fiorenzuola, Piacenza in Comune e Pontenure è un bene Comune che ha contestato il convegno in maniera pacifica. Nell'auditorium, invece, c'erano quelli che hanno cercato di boicottare l'iniziativa di Polledri. E c'era chi, al contrario, urlava contro di loro perché avrebbero voluto ascoltare. I relatori hanno provato in tutti i modi a garantire il regolare svolgimento dell'incontro, mentre i contestatori, alla fine, sono riusciti nel loro intento: interromperlo. Il capogruppo della Commissione giustizia al Senato, il leghista Simone Pillon, e il presidente della Commissione servizi sociali del Comune di Piacenza, il medico Carlo Segalini, presenti insieme col senatore del Carroccio, Pietro Pisani, col deputato di Fratelli d'Italia, Tommaso Foti, e con l'assessore comunale alla Sicurezza, Luca Zandonella, non sono stati in grado di portare a termine un discorso nel dibattito moderato dal giornalista del Piacenza.it, Gianfranco Salvatori. Ogni frase, secondo i manifestanti, era errata. E andava ribattuta con cori, applausi e urla di scherno. 

Nemmeno la madre del ragazzo dipendente da cannabinoidi è uscita indenne dalla continua contestazione. «Mio figlio fumava da mattino a sera. Scatti d'ira, minacce e violenze erano all'ordine del giorno. Ho chiesto aiuto in ginocchio, la polizia ha raccolto il mio grido disperato. Mio figlio è arrivato a minacciarmi con un coltello: ti squarto in due come un maiale, diceva». Una donna che ha combattuto perché suo figlio, oggi 27enne, potesse essere aiutato e guarito dalla tossicodipendenza. Una madre che in sant'Ilario si è trovata davanti decine di giovani che non erano d'accordo con quanto sosteneva. «Non sono un politico, sono una mamma. Com'è difficile parlare con voi», ha detto la donna rivolgendosi ai contestatori. «Venti euro al giorno possono rovinare la vita di un ragazzo. Non chiudete gli occhi al cospetto di una persona che vi chiede aiuto. Parlate e non abbiate vergogna. Io l'ho fatto. Mio figlio è stato arrestato per maltrattamenti in famiglia e, dopo una lunga permanenza in una comunità, ora sta imparando un lavoro. E' guarito, ma solo io e mio marito sappiamo che cosa abbiamo passato in quegli anni di inferno. Non fate i suoi errori». E quando parlava, guardava negli occhi quei ragazzi che l'ascoltavano in modo ostile, un atteggiamento che ha fatto sì che non terminasse il suo intervento. Alla fine dell'incontro era stato previsto un momento di dibattito. Qualche domanda costruttiva, con risposte esaurienti. c'è stata. Poi, i contestatori si sono riuniti fuori dall'auditorium: «E adesso andiamo a fumare una canna».

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