Fermata in Emilia Romagna la proposta di legge sulla omotransnegatività

I consiglieri regionali del centrodestra Tagliaferri (FdI), Facci (Sovranisti), Galli (FI) e Marchetti (Lega) hanno fermato l’iter di approvazione della legge: «Dai dati non emerge nessuna emergenza discriminazione»

L'incontro

I consiglieri regionali del centrodestra Tagliaferri (FdI), Facci (Sovranisti), Galli (FI) e Marchetti (Lega) hanno fermato l’iter di approvazione della legge sulla Omotransnegatività che è stata presentata come necessaria per «prevenire le discriminazioni per motivi derivanti dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere efavorire l’acquisizione di una cultura della non discriminazione, promuovere e valorizzare l’integrazione tra lepolitiche educative, scolastiche e formative, sociali e sanitarie, del lavoro».

«I promulgatori di questa legge dichiarano di rispondere ad una reale emergenza; ma dai dati della rete regio-nale contro le discriminazioni risultano 16 casi di discriminazione in relazione all’orientamento sessuale in 8 anni! E’ vero che un solo caso di discriminazione sarebbe già troppo, ma il dato è indice del fatto che l’attualenormativa vigente è idonea a prevenire e punire simili violenze. Neanche si tratta di un testo di iniziativa popolare visto che mai sono state raccolte le necessarie firme», si legge in un comunicato del comitato Family Day di Piacenza.

«In fase di emendamento del disegno di legge, alcuni esponenti della maggioranza hanno lodevolmente inse-rito, accanto alla condanna delle violenze sulle donne, anche quella dell’utero in affitto, barbara pratica chetrasforma il grembo di una madre in un oggetto di compravendita. Tali emendamenti sono stati quindi approvati anche dall’opposizione mettendo in luce le evidenti forzature all’interno della maggioranza, nonchéla strumentalità di questo progetto di legge, pensato unicamente per soddisfare i desiderata della comunità LGBT. Ciò ha causato il rinvio a data da destinarsi della votazione della legge prima prevista a stretto giro. Questa vicenda insegna almeno due cose. La condivisibile battaglia contro ogni discriminazione, che è già ampiamente coperta da previsioni di legge sicure e severe, è solo uno specchietto per le allodole, dal mo-mento che è stato sufficiente ribadire la gravità della pratica dell’utero in affitto (che si ricorda essere vietato dal nostro Ordinamento) per causarne l’arresto. Se i politici di buona volontà, supportati da una cittadinanza attiva, si alleano e smascherano le reali intenzioni dei pro-utero in affitto, la loro azione si può fermare», continu la nota del comitato. 

«Come Comitato Family Day di Piacenza ringraziamo i consiglieri regionali che confermano la loro azione a difesa della famiglia e della vita. Assicuriamo che se questo progetto di legge inutile ed ideologico non verrà accantonato saremo insieme a loro affinchè questo provvedimento non veda mai la luce».

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