Finanziamento illecito ai partiti: tutti assolti i dieci imputati

Nove di loro sono stati assolti perché il fatto non sussiste (una assoluzione "piena"), mentre per una commercialista - accusata di falso - il giudice ha pronunciato il non luogo a procedere per mancanza di querela. Termina, così, una vicenda iniziata nel 2014

Il tribunale di Piacenza

​Quel finanziamento per la campagna elettorale era regolare. Sono stati tutti assolti i dieci imputati accusati di finanziamento illecito ai partiti. II giudice Gianandrea Bussi ha pronunciato al sentenza nel primo pomeriggio del 7 marzo, accogliendo la richiesta di assoluzione avanzata dal pm Antonio Colonna nell’udienza del primo febbraio. Una richiesta a cui si erano associati tutti gli avvocati difensori.

Nove di loro sono stati assolti perché il fatto non sussiste (una assoluzione "piena"), mentre per una commercialista - accusata di falso - il giudice ha pronunciato il non luogo a procedere per mancanza di querela. Termina, così, una vicenda iniziata nel 2014 che ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai politici e agli imprenditori coinvolti nell’inchiesta. Un’indagine giudiziaria che si sarebbe potuta concludere nel gennaio del 2015, quando il pm propose al gip l’archiviazione, ma il giudice per le indagini preliminari la rigettò, rinviando gli atti alla procura.

Nel mirino della Guardia di finanza erano finiti i contributi destinati ai partiti per le campagne elettorali - di alcuni candidati Pd ed ex Pdl - delle Regionali 2010 e per le primarie di coalizione del centrosinistra.  Dal processo è emerso che i soldi - alcune migliaia di euro - erano stati ricevuti dai partiti tramite bonifici bancari, quindi tracciati, erano stati inseriti in bilancio e qualcuno aveva rilasciato la ricevuta, anche se non obbligatoria, all’imprenditore che aveva effettuato la donazione, la Biomedica Santa Lucia. Insomma, nessun illecito.

L’inchiesta, avviata nel marzo del 2014, aveva visto come indagati l’ex vicesindaco Francesco Cacciatore, il consigliere regionale Marco Carini, entrambi Pd, e il consigliere regionale Andrea Pollastri del Pdl, assistito dall’avvocato Luigi Salice: «Sono soddisfatto - ha commentato il legale - soprattutto per Pollastri che, dopo qualche periodo di sofferenza, ha visto riconosciuta la correttezza del proprio operato». Tutti - secondo le accuse originarie - avrebbero ricevuto soldi illeciti per la campagna elettorale per le regionali del 2010 e per le Primarie del 2012. Nel Pd, erano indagati anche Piera Marchi, Paolo Rezzoagli, Marcellina Anselmi (tutti, insieme con Cacciatore e Carini, assistiti dall'avvocato Paolo Fiori) e Sergio Driganti (difeso da Sabrina Erba). Per il Pdl, oltre a Pollastri erano finiti nell’inchiesta anche Anita Piccioni (difesa dall'avvocato Corrado Prandi), responsabile amministrativo del partito. Imputata di falso in atto pubblico era stata, poi, Anna Zambarbieri, impiegata nello studio del commercialista che segue l’azienda Biomedica Santa Lucia.  L’inchiesta, partita da una segnalazione della Corte dei conti, toccò altre città ma in tutti i casi si arrivò alle assoluzioni dei politici coinvolti perché venne dimostrata la trasparenza dei contributi. Cinque anni di indagini e un processo per ribadire ciò che era emerso fin dalla conclusione della fase istruttoria: nessun illecito.

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