Logistica, Foti a “Si Cobas”: «Le intimidazioni mi fanno solletico»

Il deputato di Fratelli d’Italia Tommaso Foti replica all'intervento del sindacato Si Cobas

Il presidio del sindacato Usb sotto la prefettura

«Ringrazio l’anonimo, e già questa la dice lunga, rappresentante dei Si Cobas dall’avermi messo in guardia, con tono intimidatorio, dal ripetere che tra Usb e il predetto sindacato non vi sono contrapposizioni. Non solo lo ribadisco ma aggiungo che, come riportato dagli organi di stampa, le stesse sono sfociate anche in risse, che tali rimangono rubricate, al di là di chi fosse l’aggressore e l’aggredito». Lo sostiene il deputato di Fratelli d’Italia Tommaso Foti, replicando alle reprimende nei suoi confronti da parte dei Si Cobas. «Pare per altro evidente - aggiunge Foti - oltre la scarsa conoscenza del significato proprio della parole, anche quello della storia del colonialismo da parte dell’anonimo di Si Cobas – rispetto alla quale mi sarei aspettato la condanna di quella Francia che ancora oggi utilizza un Franco casereccio per sfruttare vaste aree dell’Africa o dell’Inghilterra che ancora oggi ha sparsi per il mondo i sudditi della Regina». «Ma è evidente – polemizza il parlamentare di Fratelli d’Italia - che Si Cobas preferisce stare anche oggi con gli alleati di un tempo, sfruttatori ieri come oggi dei popoli meno fortunati, piuttosto che porsi con obiettività dalla parte della storia. Il colonialismo italiano infatti, al netto di una repressione non umanamente giustificabile, ha comunque lasciato negli anni in quelle terre, oltre a cattivi ricordi, anche un segno importante sotto il profilo infrastrutturale tra cui 754 scuole, 44 ospedali, 127 ambulatori, 70 infermerie, migliaia di edifici, 29.000 km di strade, 2.930 km di ferrovie, 265 ponti, 307.919 ettari di terra bonificati o coltivati, 1688 opere idriche ed elettriche, 13.650 aziende industriali e commerciali. Sono la testimonianza!». «Anche io – conclude Foti – auspico che nella logistica si rispettino non solo gli elementari diritti delle persone, ma anche quelli sindacali. Meglio sarebbe se, anziché pensare di riportare tra i lavoratori stranieri quella lotta di classe miseramente fallita tra quelli Italiani, ci si impegnasse per far sì che regole e leggi siano da tutti rispettate, anziché propagandare arbitrii».

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