Il centrodestra: «Naturale che il sindaco del capoluogo sia anche presidente della Provincia»

Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia rispondono alle minoranze di Piacenza che contestano il doppio ruolo di Patrizia Barbieri: «Crisi d’identità di questa “strana compagnia” che non riesce a fare opposizione»

Il centrodestra in Consiglio comunale a Piacenza

In merito alle dichiarazioni rilasciate da una parte dagli esponenti delle opposizioni del comune di Piacenza in ordine alle Elezioni del Presidente della Provincia le forze politiche del centrodestra - Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia – intervengono con un coro unanime. «È veramente una strana compagnia quella che si è riunita con finalità più ludiche che politiche per criticare la candidatura a presidente della Provincia di Patrizia Barbieri. Resta quanto meno sconcertante da un punto di vista politico, e sufficientemente chiaro del nulla che politicamente rappresentano, il fatto che, anziché presentare una candidatura alternativa a Barbieri e misurarsi con l'urna, dal Pd ai grillini, passando per civici vari e sinistri in cerca di un partito, si dia sfogo alle proprie frustrazioni. Nei fatti, i bastonati dagli elettori alle elezioni comunali di Piacenza tutti insieme appassionatamente si ergono a censori del nulla. Meglio forse se decidessero di dedicarsi ad altro, ma non al gioco delle carte, atteso che conterebbero come il due di coppe quando non è briscola

Che il sindaco del capoluogo si candidi anche alla presidenza della Provincia è cosa quantomai naturale, avviene nella maggior parte delle Province, addirittura la legge (ricordiamo scritta e votata dal PD) impone che il Presidente della Città metropolitana sia direttamente anche Presidente dell’area metropolitana. Non finirà mai di stupire l’atteggiamento assunto dall’amico Trespidi che, forse acciecato da un eccesso di personalismo, scorda di essere stato eletto Presidente della Provincia da quella stessa maggioranza che oggi è incline ad attaccare, e di avere allora trovato in Patrizia Barbieri un validissimo assessore che ha rimesso in sesto tutta la pianificazione provinciale.

Comodo cercare scuse alla vigilia di questo voto, troppo comodo nascondersi dietro all’astensionismo, augurandosi che un voto celebrato nel corso della settimana lavorativa possa indurre i consiglieri dei comuni più distanti dal capoluogo a disertare il voto aumentando così le file del presunto dissenso (ricordiamo tra l’altro che la Provincia non ha avuto neanche il buon gusto di informare gli elettori di data, ora e luogo del voto, ma si è limitata a mandare un avviso ai solo sindaci nel fine settimana, sapendo che sarebbe stato letto, ed inoltrato ai consiglieri comunali, con neanche 48 ore di anticipo sul giorno del voto).

Nel 2014 il centrodestra non si nascose dietro all’astensionismo, ma con senso di responsabilità, delle istituzioni e soprattutto dei piacentini partecipò al voto. Dall’affluenza di oggi andranno tratte conseguenze politiche? Certo che sì, e sono fin troppo chiare già da subito: l’aver abdicato in questo modo al confrontarsi democraticamente nelle urne rivela la profonda crisi di questa “strana compagnia”, che ormai privo di identità, non ha più nemmeno l’autorevolezza di ergersi a guida dell’opposizione a Piacenza. Auspichiamo, come sempre ha fatto il centrodestra, che il Governo nazionale rimetta mano velocemente alla cosiddetta Legge Delrio ripristinando l’elezione diretta degli organi della provincia e restituendo ai cittadini la possibilità di potersi esprimere direttamente sui soggetti dai quali vogliono essere amministrati».

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