«Il contratto a chiamata serve solo per le emergenze, non è strutturale»

Caso di tre lavoratrici di H&M, il Governo risponde a una interrogazione della deputata Murelli (Lega): «Aumenteremo i controlli su questo tipo di contratto»

Elena Murelli

Se un lavoratore ha un contratto a chiamata e viene utilizzato come stabile deve essere pagato in ragione della prestazione effettivamente eseguita. Il lavoratore a chiamata non ha meno tutele ma ha «gli stessi diritti riconosciuti alla generalità dei lavoratori». In ogni caso, il ministero del Lavoro aumenterà le verifiche nelle aziende «al fine di contrastare un uso improprio di questa forma contrattuale (il contratto a chiamata, ndr) o, viceversa, un’applicazione distorta delle relative finalità». E’ la risposta del ministero del Lavoro retto da Nunzia Catalfo a una interrogazione presentata dalla deputata della Lega, Elena Murelli (Commissione lavoro), insieme con Claudio Durigon e altri sei parlamentari che ha preso spunto dal presidio, a Piacenza, svolto dal sindacato Ugl per i diritti di tre lavoratrici di H&M. Il Governo riconosce e concorda che non sia possibile usare in modo distorto il contratto a chiamata, da utilizzarsi solo per esigenze particolari «e non può e non deve diventare uno  strumento cui si fa ricorso in modo strutturale». La Lega, dopo la protesta dell’Ugl, aveva fatto proprie le istanze del sindacato e Murelli era intervenuta con una interrogazione sul caso delle tre ragazze a cui non sarebbe stato rinnovato il contratto, perché si erano lamentate che il loro contratto non veniva rispettato. La deputata aveva così chiesto all’esecutivo di sapere che misure avrebbe adottato per «contrastare il precariato e garantire ai lavoratori - specie giovani - quella “dignità” tanto decantata dalla forza politica di maggioranza cui peraltro appartiene lo stesso ministro».

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