«Illegittima la radiazione dall’Ordine dei medici dell’assessore Venturi»

La Corte Costituzionale accoglie il ricorso della Regione Emilia-Romagna. Il presidente Bonaccini: «Ripristinato il diritto, grave il tentativo di invadere la sfera di autonomia di una istituzione»

Sergio Venturi

«La Consulta ha confermato che non può essere un Ordine professionale a sindacare le scelte politico amministrative di una Istituzione. Sono molto soddisfatto perché sono state accolte le ragioni per le quali come Regione avevamo impugnato la radiazione dall’Ordine dei medici dell’assessore Sergio Venturi. Ma sono estremamente soddisfatto soprattutto per Sergio, perché essere radiati ingiustamente dalla propria professione, è stato un atto grave e inaccettabile».  Così il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha sancito l’illegittimità della radiazione dall’Ordine dei medici di Sergio Venturi, assessore regionale alla Salute. La Consulta ha deciso che non spettasse all'Ordine provinciale dei medici di Bologna adottare un provvedimento disciplinare nei confronti di un componente della Giunta regionale, seppur medico, per aver proposto un provvedimento relativo alla presenza di infermieri sulle ambulanze in assenza di medici.

«Al di là dell’essere convinti dell’efficacia del nostro provvedimento- prosegue il presidente della Regione- abbiamo sempre avuto la convinzione che fosse grave l'invasione della sfera di autonomia costituzionalmente riservata alla Regione. La Corte ha ripristinato la legalità violata». «Ringrazio prima di tutto la mia famiglia- afferma l’assessore Venturi-, che mi è stata accanto anche nei momenti di sconforto, gli avvocati che ci hanno dato convinzione e tenacia. Vorrei ringraziare anche quegli avversari politici che mi avevano espresso solidarietà». «Un grazie a Stefano Bonaccini e ai colleghi della Giunta, per il sostegno fondamentale che mi hanno dato. Da stasera- sottolinea l’assessore- ho di nuovo la conferma che il mio lavoro non meritava un provvedimento che aveva, in un colpo solo, cancellato tutti i sacrifici di chi mi aveva consentito, per primi i miei genitori, di poter portare a termine gli studi universitari».

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