L’idea per salvare dal declino la Ricci Oddi: dare in adozione le sale

Aumenterà il contributo annuale del Comune alla galleria d’arte moderna, da tempo in uno stato di crisi gestionale: da 150mila a 180mila euro. Ma occorre un piano di rilancio, che può passare dalla trasformazione in “fondazione”. Pronto lo sfratto per “Gli Amici dell’Arte”? I Liberali spingono per avere a disposizione il vicino palazzo Ex Enel

Il grande malato della cultura piacentina sta sempre peggio. La galleria d’arte moderna “Ricci Oddi” si barcamena in un presente e in un futuro di poche certezze. Gran parte delle opere della collezione privata donata al Comune sono nel magazzino e sottratte alla vista dei (non tantissimi) visitatori. L’edificio (progettato dall’architetto Giulio Ulisse Arata) cade a pezzi, la manutenzione rasenta il minimo sindacabile. Il giardino non è curato, la promozione sui media dell’attività della galleria è nulla.

Il Comune di Piacenza è così alle prese con il futuro della galleria. Nonostante tutti i proclami degli ultimi anni, è sempre Palazzo Mercanti a tenere in piedi la struttura. Tanto che, stando alle prime indiscrezioni, nel prossimo bilancio previsionale 2019 dell’ente, il contributo dovrebbe aumentare. L’anno scorso – con assessore alla cultura Massimo Polledri – lo stanziamento annuale fu di 150mila euro (a fronte di una richiesta di ben 240mila). Nel 2019 – con Jonathan Papamarenghi al posto del leghista – sarà aumentato a 180mila euro. Nel 2016 l’ente mise 200mila euro, nel 2017 170mila.  

SARA’ L’ANNO DEL RILANCIO?

Questo può essere un primo tassello per tamponare l’emorragia. Ma per un vero e proprio rilancio della galleria – il sindaco Patrizia Barbieri ha dichiarato poco tempo fa che «il 2019 sarà l’anno del rilancio» - non bastano 30 mila euro in più di contributi, né il Comune si può far carico di tutte le prossime spese in completa solitudine. L’intenzione sarebbe quella di trasformare la Ricci Oddi in una fondazione a cui contribuiscono anche altri soggetti. Un’altra idea potrebbe essere quella di coinvolgere ogni associazione di categoria del territorio per “adottare” una sala della galleria a testa. Un modo per garantire la manutenzione e la gestione delle sale e ipotizzare anche uno sviluppo con l’acquisto di nuove opere.

Negli ultimi tempi la cinghia è stata notevolmente tirata. Si pensi che all’epoca del furto del famoso "Klimt" – nel febbraio di 22 anni fa - si discusse a lungo del massimale dell’assicurazione, ritenuto basso per un’opera del genere, rubata e mai più ritrovata. Beh, ancora nel 2018 la galleria e le sue opere parevano non essere coperte da una polizza adeguata.

 

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