«La maggioranza voleva restringere il dibattito, procedura “sovietica”»

L’associazione dei Liberali Piacentini al centrodestra: «Levoni è stato chiaro ma non si è capito che la legge non imponeva, ma “consigliava”»

«Forse era difficile comprendere il senso dell’intervento del consigliere liberale Antonio Levoni, ma il comunicato dei residui capigruppo di centrodestra sul Pums ignora che l’osservazione del capogruppo Levoni era solo di legittimità e solo, in secondo luogo, di metodo e di merito». Così l’associazione dei Liberali Piacentini risponde a Sergio Pecorara (Forza Italia), Giancarlo Migli (Fratelli d’Italia), Carlo Segalini (Lega Nord) e Michele Giardino (Gruppo Misto).

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«Ribadiamo, disposti a chiarire ancora il concetto a coloro che di questa ulteriore spiegazione necessitassero, che il decreto ministeriale sul Pums nulla stabilisce per la procedura di approvazione del piano: ne consiglia (e solo consiglia) due, forse nessuno dei capigruppo lo sa. Consiglio non vuol dire imporre. Quindi, per la legalità stessa, solo questo ha chiesto Levoni: che si votasse per decidere quale procedura utilizzare. Punto e basta. Quindi: sul tavolo c’erano, per il Pums, due procedure consigliate (neanche una sola come credono i capigruppo del centrodestra) e la procedura ordinaria. A questo invito di legittimità del consigliere Levoni la maggioranza ha risposto senza una parola (forse la difficoltà era quella di parlare su un punto peraltro abbastanza elementare) di giustificazione del comportamento che si intendeva tenere e della decisione e solo votando in senso contrario. Con due errori dal punto di vista liberale, ma anche del buon senso: quello di credere che si possa fare, con i numeri, quello che si vuole e che quello di non chiamare il Consiglio ad esprimersi essendo il Consiglio stesso l’unico organo deputato a regolare i propri lavori, come ognun sa. Le conseguenze si vedranno e puntualmente con spendita di danaro pubblico nel possibile contenzioso. Non si è compreso, soprattutto, che la scelta di un percorso o di un altro comporta anche una valutazione politica e la pretesa della maggioranza lascia trasparire le ragioni della scelta fatta: quella di restringere il dibattito perché a nulla vale ampliare i termini di possibili osservazioni dopo aver presentato un piano (e poi adottato) che comporterà di per sé l’impossibilità di dibattere e ottenere risultati, prima che esso sia stato ampiamente dibattuto. In una procedura di tipo sovietico, questa maggioranza si ritrova…».

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