«La Regione non ha fatto niente per i comuni montani»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di IlPiacenza

«Cosa ha fatto la regione Emilia-Romagna per i tanti (e importanti) comuni montani? Nell'ultimo mezzo secolo in cui ha governato continuativamente si può dire “poco o niente”. Ci sono stati dei tentativi, con anche l'istituzione di un Assessorato e di una direzione generale ad hoc, ma hanno avuto più il sapore della propaganda che non dimostrare la vera volontà di comprendere di andare incontro alle esigenze della montagna». Interviene così la candidata alle elezioni regionali Simona Traversone, 47 anni, assessore nel comune montano di 'Alta Val Tidone' dove alle elezioni comunali del 2018 (a seguito della fusione dei comuni di Caminata, Pecorara e Nibbiano) è stata la più votata e che i problemi della montagna li conosce bene perché li affronta e li vive da sempre.

«Il territorio italiano è frazionato in circa ottomila comuni e quasi la metà ha meno di duemila abitanti che però governano un terzo del territorio della nostra nazione; se consideriamo i comuni con meno di cinquemila abitanti, il territorio gestito diventa oltre la metà di tutto il suolo della nostra penisola. Tutto questo a fronte di un continuo ed inesorabile spopolamento di queste piccole ma preziose comunità. Rispetto al contesto regionale la realtà piacentina è quella in maggior sofferenza: la carenza delle infrastrutture, la natura del territorio e la mancanza di opportunità economiche hanno reso ancora più marcato questo fenomeno. Prendiamo alcuni esempi: a Morfasso in Val d'Arda gli abitanti reali dal 2001 ad oggi sono dimezzati; e così anche Coli in alta Val Trebbia o Zerba dove i residenti sono ormai poco più di 70. Stesso discorso per l'alta Val Tidone e Val Nure». 

«Non ci sono soluzioni sicure per porre rimedio a questa situazione, ma qualcosa si puo' anzi si deve fare perché se le persone abbandonano questi luoghi si perdono le economie peculiari della zona e tutte le importanti funzioni di presidio, controllo e gestione del territorio: gli interventi devono essere decisi e continuativi per accrescere l'interesse da parte delle persone di investire su queste delicate e fondamentali zone. Qualche esempio: aumentare gli interventi di cura e manutenzione di tutti i fiumi della provincia al fine di evitare esondazioni e allagamenti che in passato e anche recentemente hanno creato seri danni alle coltivazioni e alle abitazioni. Copertura telefonica adeguata e garantita in ogni posto. Servizio postale efficiente e diffuso, anche tramite il coinvolgimento di operatori privati. Connessione veloce per imprese che vogliono preservare la loro attività in collina o montagna e per tutti i cittadini: basti pensare all'opportunità del telelavoro o alla possibilità che avrebbe uno studente universitario potendo usufruire di una connessione sicura e veloce e che permetterebbe, in queste situazioni, di rimanere nelle zone di origine e limitare una serie di spostamenti inutili, con tutto il beneficio ambientale e personale che ne conseguirebbe.

Miglioramento e potenziamento dei servizi ai cittadini sia nel settore amministrativo sia in quello sanitario, a partire da una maggiore presenza dei medici di base e dei pediatri. Utilizzare forme di contributo per il trasporto pubblico per favorire la mobilità degli anziani soli nei comuni di alta valle per esigenze sanitarie e socio economiche, per agevolare i comuni a far fronte a tale spesa a causa di bilanci particolarmente ridotti, eventualmente favorendo l'acquisto di minibus elettrici.

Potenziare in generale il servizio di trasporto pubblico verso i centri più grandi dove si possono trovare tutti i servizi (farmacie, mercati, ecc...). Finanziare la realizzazione o attività di ristrutturazione di scuole per poter aiutare le famiglie e l'istruzione dei figli che possono garantire un futuro a questi territori. Indispensabile per garantire un futuro alle nostre montagne è lo sviluppo e la creazione di nuovi posti di lavoro, promuovendo l'agricoltura di qualità, valorizzando i prodotti del bosco e la loro filiera, il turismo, sostenendo alberghi, piccoli negozi ed osterie tipiche, e la delocalizzazione di industrie e imprese artigiane. Altro aspetto fondamentale sono gli investimenti nelle infrastrutture, soprattutto stradali e ferroviarie, anche prevendo e arginando le frane che erodono il territorio e le vie di comunicazione.

In contesti così spopolati è necessario favorire le attività aggregative, centri sportivi, oratori e l'associazionismo, in particolare le pro loco, e tutti gli altri gruppi che promuovono il territorio. Non di minore importanza sono gli aspetti legati alla burocrazia soprattutto per quanto riguarda l'edilizia, le cui pratiche sono numerose e complicate come se ci si trovasse nel centro di una città, e la fiscalità che deve agevolare chi rimane in montagna a vivere e lavorare. Su questo argomento da sempre Forza Italia è attiva e impegnata in regione con decine di interrogazioni presentate e con un corposo intervento, fatto nel 2003, per migliorare la Legge per la montagna presentata dalla Giunta di sinistra che, a diciassette anni di distanza, si è dimostrata, come diceva allora Forza Italia, solo propagandistica e inadeguata».

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