Pd commissariato, si pensa a una soluzione interna

Il Partito Democratico, dopo le dimissioni della segreteria provinciale e cittadina, aspetta il commissario che traghetterà fino al congresso dell'autunno. Si pensa a Silvio Bisotti

Silvio Bisotti

Forse non ci sarà bisogno di un commissario esterno per il Partito Democratico, ma si guarderà a una soluzione “piacentina”. Dopo le dimissioni del segretario provinciale Loris Caragnano, di quello cittadino Paolo Sckokai e del responsabile degli enti locali Gian Luigi Molinari, il partito si trova ora senza una guida. Sulla decisione dei tre di lasciare il comando ha influito il pessimo risultato alle Amministrative di Piacenza, sconfitta che si va ad aggiungere a quelle a Carpaneto e a Monticelli, oltre a quella di Fiorenzuola dello scorso anno. Quando il Pd sul territorio rimane senza segreteria, per regolamento deve essere commissariato. Solitamente il commissario è un parlamentare o una figura importante non originaria di quel territorio, chiamato a sistemare le cose e raddrizzare il tiro per un limitato periodo di tempo. Anche a Piacenza, in un primo momento, si pensava a una soluzione di questo genere. Negli ultimi giorni invece sembra prevalere la volontà di nominare un commissario piacentino. Il commissario dovrebbe accompagnare solamente l’attività di routine fino ad ottobre, momento nel quale si entrerà nella fase calda del congresso che eleggerà il nuovo segretario provinciale. Nel Pd non trapela nulla di più, ma potrebbe essere già stata individuata una figura ritenuta "super partes" da molti. Sarebbe Silvio Bisotti, assessore uscente all'urbanistica (già segretario della Margherita e della Democrazia Cristiana). Bisotti come il dottor "Sottile" Giuliano Amato: una soluzione d'esperienza sempre pronta in momenti di burrasca, come quello che sta vivendo l'intero centrosinistra piacentino. Ovviamente l’ipotesi di far traghettare il partito da un piacentino non piace a tutte le anime del partito. Il commissario si dovrà comunque occupare della normale amministrazione del partito, a partire dall'organizzazione della Festa dell’Unità (ora Festa Democratica), modello che deve essere rivisto ma che si vuole conservare. La festa potrebbe tenersi tra la fine di agosto e la metà di settembre. 

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Nel frattempo viene smentita l’ipotesi, avanzata dal candidato sindaco del centrosinistra Paolo Rizzi, di costituire un unico gruppo consiliare a Piacenza. A Rizzi sarebbe piaciuto allargare il gruppo del Pd (composto da Stefano Cugini, Christian Fiazza, Giorgia Buscarini e Giulia Piroli) cambiando nome e inserendo Roberto Colla (Piacenza Più), oltre a lui stesso (che non ha la tessera del Pd). Ma la proposta verrà respinta: il Pd vuole mantenere il suo gruppo e fare opposizione sotto quel simbolo. Si sta pensando inoltre al possibile capogruppo: quasi sicuramente sarà uno tra Stefano Cugini (il più votato) e Christian Fiazza (presidente del consiglio comunale uscente). Ma c’è chi nel partito sposta già l’attenzione più in là e pensa a uno dei due per il ruolo di segretario provinciale dopo le dimissioni di Loris Caragnano. Ma è ancora prematuro parlarne: la delusione per la cocente sconfitta si è fatta sentire a tutti i livelli, dai vertici (dimissionari) alla base. C'è ancora bisogno di riflettere. 

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