«Piacenza non ha una classe dirigente all'altezza, troppo rissosa e autoreferenziale»

Sforza Fogliani a ruota libera: «Sbaglia chi sostiene che sono il suggeritore della Giunta Barbieri, anzi, dico che potrebbe fare meglio: non vedo alcuna differenza con le vecchie Amministrazioni della sinistra. Cosa ce ne facciamo del Carmine quando negli asili manca la carta igienica?». E punta il dito contro l’intera classe dirigente locale: «In troppi con il piattello in mano a elemosinare risorse, difficile poi essere obiettivi»

L'avvocato Corrado Sforza Fogliani

Consulta i giornali al mattino presto, poi "spara" una raffica di tweet nella “rete”. Spesso pungenti, soprattutto nei confronti delle istituzioni piacentine e dei suoi protagonisti. Ma li scrive veramente lui? «Certo, twitto io direttamente, dalle 6.30 del mattino. Mi dicono di non esagerare, perché se ne scrivo tanti rischio di nascondere un po’ quelli precedenti». Corrado Sforza Fogliani, presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza, presidente di Assopopolari e direttore del Centro studi di Confedilizia (oltre che anima dell’associazione dei Liberali e di tante altre cose), esprime corrado sforza fogliani-6così il suo diritto d’opinione. «La finalità non è quella di dare delle “stoccate”. Voglio esprimere il mio pensiero libero nei confronti di tutto. È un impegno a “fini correttivi”». Social, ma anche appassionato di “nuovi media”. «Il futuro è qui, nel giornalismo online, non è una previsione, ma una constatazione. L’online assicura il confronto delle idee, contro il pensiero unico dei giornali cartacei. Dai nuovi media apprendo tante notizie che – ne sono convinto - non saprei dai giornali di carta, che in Italia sono espressione del pensiero dominante. Il pluralismo delle idee è garantito dal giornalismo online».

  • Presidente, c’è la grana “Carige”: un’altra banca in difficoltà. Come sta, invece, “Banca di Piacenza?

Il bilancio 2018 della Banca ormai è definito: aumenteremo l’utile e il dividendo ai soci. La Banca non ha mai mancato, in 82 anni di vita, di distribuire anche un solo anno un dividendo. Alcune delle maggiori banche non possono dirlo. Ci distingue questo, anche perché non sono tempi facili per la redditività delle banche. Le spese che ci vengono imposte sono tante: spendiamo un milione e 200mila all’anno per verificare il rispetto delle norme di legge, delle direttive e normative europee. Si pensi che nel 2016 la normativa europea per le banche è cambiata, di media, due volte al giorno. Abbiamo cinque dipendenti che si occupano esclusivamente a rispondere a tutte le richieste di organismi di controllo, magistratura e guardia di finanza.

  • Spesso sottolinea quanto distribuisce la Banca sul territorio…

Sono oltre 60 milioni di euro all’anno: 8 milioni di dividendi, 38 di stipendi, 15 ai fornitori. Siamo la prima azienda piacentina privata per numero di dipendenti. Poi ci sono tutti i finanziamenti concessi.

  • Come mai sottolinea in ogni occasione che gli eventi culturali nati su suo impulso «non godono di contributi pubblici»?

Tutti sono capaci di fare cultura con i soldi di tutti. Ritengo che la cultura abbia la possibilità di finanziarsi in proprio, se ben fatta. Quando si parla di fondi della comunità, deve essere la comunità a decidere, e non enti molti autoreferenziali. Comunque il Festival della Cultura della Libertà aveva chiesto un contributo alla Fondazione, ma non è arrivato, perché per loro è un’iniziativa politica. Non lo neghiamo, ma non ha finalità partitiche. In ogni caso, il Festival si farà grazie ai volontari.

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  • Ci risulta che i suoi rapporti con la Giunta Barbieri si stiano raffreddando. Conferma?

Credo possa fare meglio. Non vedo iniziative che contraddistinguano questa Giunta rispetto a quelle precedenti, di differente colore politico. Non vedo differenze, non mi pare di aver visto nulla di diverso. C’è una forte delusione, perché gli ideali esistono eccome in politica e non si è vista discontinuità con le Giunte di centrosinistra. Faccio un esempio: la “Fondazione Teatri” non ha ragion d’essere. Costa al Comune contributi e mezzi, viene da qualcuno elogiata, ma i piacentini non vanno a teatro, gli spettatori vengono da fuori. È esagerato avere un ente predisposto solo a gestire il Municipale, i Teatini e il teatro dei Filodrammatici. È una “scatola fintamente privata”, creata dalla nomenklatura comunista, per esonerare gli amministratori da avvertimenti che toccano agli enti pubblici per affidare incarichi e lavori in piena trasparenza.

 

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