Piacenza, Vinci (Ln): «Pd boccia mozione su presepe, è partito di Giuda»

Gianluca Vinci, neosegretario di Lega Nord Emilia: «E' un Pd di Giuda dove, anche l'ala cattolica, abdica a se stessa. A Piacenza assessori non si fanno scrupoli ad autorizzare l'insegnamento della masturbazione a scuola - come accaduto a marzo con il progetto "Viva l'amore" - e di fronte al presepe si scandalizzano»

«In consiglio comunale, a Piacenza, il Pd boccia la mozione Lega Nord sul presepe nelle scuole. Tra i consiglieri contrari anche un insegnante di religione. Robe da matti. La sinistra sta sviluppando l'allergia ai segni della nostra identità. A forza di cancellarne i simboli il Pd si sta trasformando in un partito talebano e intollerante»: così il neosegretario della Lega Nord Emilia Gianluca Vinci, all'indomani della bocciatura - per mano della maggioranza Pd del Comune di Piacenza - della mozione del consigliere comunale leghista Massimo Polledri, che intendeva impegnare la giunta a sollecitare tutti i dirigenti scolastici del territorio a esporre il presepe e i simboli del Natale. Vinci annuncia la presentazione di «Atti analoghi in tutti i consigli comunali dell'Emilia per la tutela delle radici cristiane. Sul presepe non si discute».

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«E' un Pd di Giuda dove, anche l'ala cattolica, abdica a se stessa. A Piacenza assessori non si fanno scrupoli ad autorizzare l'insegnamento della masturbazione a scuola - come accaduto a marzo con il progetto "Viva l'amore" - e di fronte al presepe si scandalizzano. Un consigliere Pd - che di professione è insegnante di religione - forse preferisce sostituire il presepe con le bandiere perché la Natività la giudica, evidentemente, eccessivamente divisiva. E' un partito che rinnega se stesso e che - di questo passo - ci sta conducendo al suicidio culturale e storico. La Lega si conferma l'unico partito autenticamente laico. Di fronte all'invasione di immigrati, e al pericolo dell'integralismo islamico, se non teniamo fermi i punti cardine della nostra identità rischiamo di diventare una colonia musulmana. Si rischia una Lepanto culturale con la vittoria, questa volta, degli Ottomani».

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