Bersani alla festa del Pd: «La manovra chiede soldi a chi non ne ha»

Inizia con una pungente frecciata nei confronti della manovra bis l'atteso intervento di Pierluigi Bersani, segretario nazionale del Partito Democratico, durante la Festa "..Io sono ancora qua", in pieno svolgimento presso il Bastione di Porta Borghetto

Il leader del PD durante l'intervento

Un folto pubblico ha accolto con un caloroso applauso l'arrivo del leader del Pd Pier Luigi Bersani, intervenuto sabato 3 settembre, alla Festa del Partito presso il Bastione di Porta Borghetto. Il segretario nazionale del Pd, che era accompagnato da Vittorio Silva e da Stefano Bonaccini, rispettivamente segretario provinciale e regionale del Partito, è stato intervistato dalla giornalista de "La 7" di origini piacentine Emanuela Ferri, che ha introdotto immediatamente lo spinoso problema della manovra, nei cui confronti Bersani ha avuto parole di chiara disapprovazione, cogliendo anzi  l'occasione per  l'ironico riferimento alla proposta di soppressione di alcune festività: «Voglio salvare sia Sant'Antonino che San Gennaro".

"Questa manovra, prima ancora di essere ingiusta, non è credibile e non può essere accettata, perchè non c'è niente in essa di strutturale, che porti ad una vera crescita, e soprattutto "chiede" denaro a chi non può darne, invece di chiederlo a chi effettivamente ne ha la disponibilità - continua Bersani - come i proprietari dei grossi patrimoni, ad esempio quelli rientrati dall'estero grazie ai condoni, patrimoni su cui sarebbe doveroso aumentare l'aliquota di tassazione almeno fino al 20%". "Sono sempre e soltanto colpite le categorie più deboli - pensionati e dipendenti - tramite continui inasprimenti dell'IRPEF, o tramite assurde proposte quali i tagli inerenti la reversibilità delle pensioni, invece di richiedere ai grandi proprietari immobiliari un contributo di solidarietà, quanto mai doveroso in un momento di difficoltà del Paese intero"- aggiunge il leader del PD.

Bersani si sofferma anche sul ruolo dell'Italia nell'Unione  Europea, specificando che il peso economico del nostro Pese si aggira attorno al 15%,  a differenza ad esempio della Grecia, cui corrisponde non più di un 2% . "Il vero problema è che l'Italia è troppo "grossa" per essere interamente salvata dalla UE - spiega Bersani - ma è altrettanto vero che il fallimento dell'Italia avrebbe per tutta l'Unione Europea gravi conseguenze, in modo particolare nei confronti de valore della moneta unica, che potrebbe subire un vero e proprio crollo, trascinando nel baratro anche altri Paesi".

Secondo Bersani, la manovra recentemente varata dal governo non stimola in alcun modo la crescita strutturale dell'Italia, che è veramente troppo bassa, solo lo 0,7%, contro una media europea dell'1,7%; inoltre, l'Italia ha un forte debito pubblico, che non può certamente essere ridotto senza un adeguato incremento del PIL. Tutte queste considerazioni preoccupano fortemente il leader del PD, che esprime tutta la sua apprensione nei confronti del futuro del nostro Paese, anche a breve termine. In sintesi, da Bersani è giunto un messaggio "forte", che sottolinea come sia necessario agire al più presto e con decisione.

 

 

 

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