Putzu e Giardino: «Forza Italia ha dormito sugli allori, occorre un cambio di rotta»

L’assessore Filiberto Putzu e il consigliere Michele Giardino analizzano il risultato di Forza Italia alle Politiche nel Piacentino: «Immobili per colpa della mancanza di struttura del partito e per la contrapposizione con il coordinamento regionale»

Filiberto Putzu. Sotto, Michele Giardino

In Forza Italia è tempo di riflessioni. Il risultato alle Elezioni non soddisfa a livello nazionale e provinciale. A Piacenza due esponenti di rilievo a livello cittadino come l’assessore Filiberto Putzu e il consigliere Michele Giardino, commentano il consenso ottenuto. «Le elezioni Politiche di domenica 4 marzo – spiegano Putzu e Giardino - hanno sicuramente decretato la vittoria della coalizione di centrodestra. Ciò non solo a livello nazionale, ma anche e soprattutto nella provincia di Piacenza. Si può dire che nel successo del centrodestra piacentino sia inscritto anche il successo di Forza Italia? I numeri attestano che il partito supera il 13% dei consensi sia nel capoluogo che a livello provinciale. Per la città di Piacenza si risolve l’anomalia elettorale delle Comunali 2017, costituita dalla fuoriuscita di Trespidi dal partito: Forza Italia torna alla sua quota naturale, esattamente la stessa raggiunta alle ultime elezioni Regionali del novembre 2014. In provincia si conferma il 13%.

Il piano del 13%, però, rappresenta il punto più basso di un trend in discesa che parte dal 24% su base provinciale raggiunto alle Politiche 2013 e passa dalle Europee del maggio 2014, quando nell’intera provincia Forza Italia prese meno del 18%. Si può dire che la percentuale del 13% certifica il grado di fidelizzazione al simbolo. È lo zoccolo duro dell’elettorato di Forza Italia nella nostra provincia. I devoti di Berlusconi. Nessun valore aggiunto. Analizzando i singoli Comuni, appare evidente che in taluni la media provinciale è superata (Castel San Giovanni, Castelvetro, Carpaneto, Monticelli, Sarmato, Vigolzone, Ziano), anche nettamente in certi casi (Lugagnano, Alta Val Tidone, Pianello, Besenzone). In altri, non si registra alcuno scostamento di rilievo (Ferriere, Caorso). I restanti sono sotto la media (Fiorenzuola, Gossolengo, Gragnano, Podenzano, Pontenure, Rottofreno, Villanova).

In evidente controtendenza, invece, i grafici degli alleati di Forza Italia: Lega e Fratelli d’Italia. La Lega parte dal 4% delle Politiche del 2013, passa al 10% delle Europee del maggio 2014, arriva al 28% delle Regionali del novembre dello stesso anno, e si attesta al 27,5% delle Politiche di domenica scorsa. FdI parte dal 3,6% delle Politiche del 2013 e si stabilizza al 5,7% delle Politiche del 4 marzo, crescendo negli appuntamenti elettorali intermedi: 4,1% alle Europee del maggio 2014 e 5,4% alle Regionali del novembre 2014 (citando en passant il 7,22% alle Comunali di Piacenza del 2017). Il M5S, che invece è il primo partito nazionale e il secondo partito provinciale, parte dal 21% su base provinciale alle Politiche del 2013 e supera abbondantemente il 23% alle Politiche di quest’anno, dopo una flessione nelle consultazioni intermedie.

Sintetizzando, la differenza tra Forza Italia e le altre forze politiche è tra chi dorme sugli allori e chi continua a macinare attività sul territorio. Le cause dell’immobilismo del partito azzurro - in provincia di Piacenza - sono molteplici. Avanti a tutte, la inesistenza di una struttura di governo politico provinciale e la mancanza di una relativa, articolata organizzazione territoriale (il partito non può coincidere con il Club Forza Silvio del capoluogo). Sono stati commessi alcuni errori strategici, soprattutto nell’ultimo anno, il più grave dei quali va individuato nella conclamata e ostinata contrapposizione con il coordinamento regionale, che ha causato, purtroppo, il danno maggiore: la assenza di candidati piacentini di Forza Italia al Parlamento. Non ultima, vi è la necessità di un energico rinnovamento dei rappresentanti del partito, con contestuale arruolamento di giovani attivisti e nuovi esponenti. Appare quindi indilazionabile un drastico cambio di rotta».

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