Rabuffi: «Il prezzo delle quote Iren vendute ha sottratto un bel tesoretto al Comune»

Il consigliere di “Piacenza in Comune” interviene nuovamente sul prezzo di vendita delle azioni Iren

Luigi Rabuffi

“Con il senno del poi…”. “Ad averlo saputo…”. “Dei ma c’è pieno il mondo”… «Queste ed altre frasi – interviene nel dibattito il consigliere di “Piacenza in Comune” Luigi Rabuffi  - non propriamente di grande spessore tecnico e politico, sono la risposta istituzionale alla domanda, tanto banale quanto legittima, che molti piacentini si sono recentemente posti: per quale motivo il Comune di Piacenza ha (s)venduto a fine maggio le azioni Iren a 2,20 euro per ognuna quando era prevedibile che il valore delle stesse si sarebbe ampiamente apprezzato, tanto da raggiungere oggi (dopo poco più di 2 mesi) un valore di 2,44 euro per azione, pari ad un + 10% abbondante? Una differenza, tra il prezzo di vendita e l’attuale quotazione, che ammonta, sul totale di 1.924.655 azioni Iren messe in vendita, a quasi 500mila euro.

Soldi dei piacentini che si sarebbero potuti utilizzare per fare tante belle cose. Ad esempio il rifacimento dei bagni pubblici della città (la cui assenza costringe i turisti che vengono a Piacenza all'insidiosissima “prova vescica”) o la manutenzione di qualche parco giochi o bel giardino (ad esempio quello delle Mura di viale Tramello). Un bel tesoretto sottratto al nostro “magro” portafogli e generosamente regalato a chi ha avuto la lungimiranza di comprare le nostre azioni Iren, al punto che il mitico Tafazzi, principe assoluto dell’italico masochismo, non avrebbe probabilmente saputo fare peggio.

Il bello (si fa per dire) è che davanti a questa situazione oggettiva, alla scontata domanda: perché si sono vendute le azioni Iren ad un prezzo così basso? tutto tace. A parte naturalmente frasi fatte, banalità e festival dell’ovvio. Parole impalpabili capaci di scorrere sulla bocca di chi non si è reso conto “dell’affarone” realizzato a spese dei piacentini o, più probabilmente, di chi se ne è reso perfettamente conto e cerca, banalizzando, di togliersi dal colpevole imbarazzo.

Ed è davvero imbarazzante quanto accaduto. Perché un qualsiasi cittadino capace di leggere l’italiano, e senza poteri divinatori, avrebbe “scoperto” dal Piano Industriale IREN al 2022 (documento facilmente reperibile in rete) l’impegno della "nostra" multi-utility ad aumentare fatturato, ricavi e dividendo, con una previsione di crescita annua del dividendo per azione – da qui al 2022 - pari al 10%. In coerenza con l’aumento 2016 pari al 14%, e del 2017 pari al 12%.

Elementi che avrebbero suggerito di fissare il prezzo di vendita (se proprio si doveva vendere) ad un livello decisamente più alto. Ancor più imbarazzante è aver assistito a questa vendita (il cui prezzo, in prima battuta, era addirittura fissato ad un minimo di 1,90 euro per azione) per incassare 4.234.638,55 da aggiungere agli oltre 8,4 milioni di euro di “avanzo d’amministrazione disponibile” relativo all'anno 2018, per realizzare un piano diffuso di opere pubbliche di cui vedremo i cantieri, o forse solo i progetti, o forse neanche quelli, il prossimo anno. Mica domani ...

E dire che ognuno di noi, a casa propria, di fronte alla possibilità di fare un investimento o effettuare un disinvestimento così importante, avrebbe certamente studiato i vantaggi, gli svantaggi, le dinamiche a breve e a lungo termine dell'operazione. Avrebbe valutato la tempistica e gli scenari. Avrebbe chiesto un parere ad un amico esperto. Tutti l'avremmo fatto. Il Comune “no”. Tanto i soldi sono i nostri... E allora, in attesa di essere smentito da altre frasi fatte di cui il vocabolario è pieno, suggerisco per il futuro, a chi ci amministra, di essere un po' più attento a gestire il patrimonio dei piacentini. Un patrimonio che oggi – piaccia o non piaccia – è rappresentato (insieme alle Farmacie, all’ASP e ad altre importanti eccellenze) proprio da quelle azioni Iren vendute – come si dice a Piacenza - a "tòc e bucòn". Va bene la piacentinità, ma non esageriamo».

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