Rabuffi: «Le proposte di Rizzi e Barbieri sono simili»

Il candidato sindaco di "Piacenza in Comune" dice la sua sul ballottaggio: «Il Pd renziano di Rizzi è una destra più soft e ammiccante. Quella di Barbieri è a trazione leghista e con la paura del diverso». Ma andrà a votare comunque

Altro che endorsement per Paolo Rizzi. Luigi Rabuffi, candidato sindaco di “Piacenza in Comune”, che siederà nel prossimo Consiglio comunale in minoranza, non intende appoggiare in alcun modo il centrosinistra e il Pd di Rizzi. Però si recherà alle urne e il suo voto lo esprimerà comunque. «Domenica prossima, 25 giugno, è tempo di ballottaggio ed i piacentini – spiega Rabuffi - potranno scegliere a chi affidare il governo della città per i prossimi 5 anni, decidendo tra Patrizia Barbieri e Paolo Rizzi. La scrematura dei 7 candidati presenti al primo turno ha infatti indicato loro quali contendenti alla carica di Sindaco, in rappresentanza di due proposte politiche che solo all'apparenza appaiono diverse ma che, su molti temi, convergono decisamente. Da una parte una destra tradizionale, dura e pura, a trazione leghista, alimentata soprattutto dalla paura del “diverso”, capace di parlare in prevalenza alla pancia della gente, insofferente all'idea di dover offrire una prospettiva concreta e duratura ad una società sempre più multietnica e globalizzata. Portatrice dell'idea del “Comune minimo”, dove liberalizzazione, privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi sono punti di forza anziché di debolezza.

Dall'altra, una destra più soft ed ammiccante, quella del PD renziano, impegnata soprattutto ad accreditarsi nei salotti “buoni” dell'economia, dove i “poteri forti” più che invitati sono padroni di casa, interlocutori privilegiati degli stessi governi che in questi anni hanno imperversato in Parlamento abbattendo i diritti dei cittadini e in particolare dei lavoratori. Una destra 3.0 capace di strizzare l'occhio, pur con formule diverse, alla privatizzazione ed alla esternalizzazione dei servizi, imponendo, nel governo delle città amministrate, decisioni spesso unilaterali ed autoreferenziali.

Partendo da questi presupposti la scelta elettorale che ci apprestiamo a fare risulta complicata e difficile, soprattutto per coloro che come me credono profondamente nella partecipazione dei cittadini alla vita della comunità e nella centralità assoluta della persona, indipendentemente dal colore della pelle, dalla lingua parlata, dall'età posseduta o dal conto in banca.

Una scelta difficile, certo, ma non tale da giustificare l'astensionismo dilagante di chi, al primo turno, ha preferito disertare le urne considerando il “non voto” una forma di legittima difesa. O meglio ancora pensando di scegliere, fra i mali, il male minore. Anche per questo, nonostante la delusione per due proposte politiche così lontane dal modello di società che personalmente ho sognato di rappresentare con la lista “Piacenza in comune”, io domenica andrò a votare. Senza se e senza ma. Così come ho sempre fatto.

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Considero il voto un dovere civico a cui non ci si deve sottrarre e voterò proprio per rinnovare e rafforzare  quella prerogativa su cui si basa la nostra democrazia. Per giudicare nel segreto dell'urna l'operato degli eletti. Per far rivivere, con quel voto, le tante donne e i tanti uomini che con il loro sacrificio hanno consentito a tutti noi – indipendentemente dall'appartenenza politica - di poter scegliere in modo libero e democratico i nostri amministratori. Con questa fondamentale consapevolezza mi recherò alle urne e tra i due candidati sceglierò il Sindaco, quello a cui farò una seria e risoluta opposizione per il bene di Piacenza. E lo farò convinto come non mai che il voto rappresenti il modo più incisivo e trasparente per mantenere sempre viva la fedeltà ai valori indelebili della Resistenza, dell'Antifascismo e della Costituzione. I valori di Piacenza primogenita. i valori di Piacenza in comune».

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