«Rdb, Unieuro, Carini, Grancasa, Canova, Indacoo, Atlantis e Sandvik: le facce della nostra crisi»

Un Primo Maggio, quello piacentino, dedicato a disoccupati, esodati, lavoratori che hanno perso il posto di lavoro negli ultimi mesi. Sul palco in piazza Cavalli spazio anche a due dei casi più eclatanti di esuberi nel piacentino: Sandvik e Rdb. Zilocchi, segretario Cgil: «Per ora questo è solo il governo degli annunci»

Un momento del corteo

«È un Primo Maggio in trincea quello piacentino, non è inedito, è ormai anche la festa dei lavoratori colpiti dalla crisi e dei disoccupati». Così ha dichiarato sul palco di piazza Cavalli Ivan Bersani della Cisl, in aperturta delle celebrazioni della Festa dei lavoratori del Primo Maggio a Piacenza.

Al corteo, che vedeva in testa la banda musicale “Ponchielli”, hanno partecipato anche l’onorevole Paola De Micheli, il sindaco di Piacenza Paolo Dosi e l’assessore provinciale Massimiliano Dosi.

«Speriamo che i prossimi cortei del Primo Maggio – ha detto sul palco Alessandro Vaghini, dipendente da oltre trent’anni della Rdb – siano più sereni e pieni di speranza. L’azienda per cui ho lavorato è stata a lungo importante a livello nazionale: due anni fa è arrivata sull’orlo del fallimento a causa di alcuni “giochini” finanziari. È andata in amministrazione straordinaria e se è riuscita a riconquistarsi recentemente un “peso” nel mercato è grazie ai lavoratori. Ora l’amministrazione straordinaria sta terminando, e siamo preoccupati, non sappiamo chi acquisterà l’azienda e cosa ne farà. Abbiamo potenzialità per stare sul mercato ma non tutti dei dipendenti piacentini potranno riavere il proprio lavoro: le prossime settimane saranno decisive». I sindacati hanno voluto lasciare spazio anche al caso più recente che ha colpito la nostra provincia: la Sandvik di Crocetta di San Polo, che lascerà a casa 57 dipendenti per delocalizzare l’azienda in altri paesi esteri. «Da una settimana sappiamo che la nostra azienda verrà chiusa – ha detto Giuseppe Ragone, Rsu dello stabilimento piacentino – e siamo stati sorpresi. In un contesto di crisi economica la nostra azienda faceva ogni anno sempre più utili qua a Piacenza: hanno deciso di sacrificare delle eccellenze tecniche per andare a investire nei paesi emergenti. I nostri ammortizzatori sociali li pagheranno tutti i contribuenti, ma non è colpa nostra». Gianluca Zilocchi, da poco segretario della Cgil di Piacenza, a nome di tutte le organizzazioni sindacali, ha tenuto il discorso ufficiale.

«Anche questo Primo Maggio – ha dichiarato dal palco il segretario - cade nel bel mezzo della crisi più importante degli ultimi anni, crisi sempre più drammatica: non basta perciò cavarsela con l’ottimismo. 8300 persone si sono recate nei centri per l’impiego nel territorio piacentino nel corso del 2013, tutte le istituzioni e noi organizzazioni sindacali dobbiamo interrogarci su questo. Rdb, Uniero, Carini, Grancasa, Canova, Indacoo, Atlantis e ora Sandvik: ecco le facce della nostra crisi. Non ci arrendiamo all’idea che il destino delle sessanta famiglie della Sandvik sia stato deciso a migliaia di chilometri da qui». Zilocchi ha esortato anche l’attuale governo Renzi a impegnarsi sul fronte del lavoro. «La disoccupazione è al 13% nel nostro Paese – ha proseguito - quella giovanile è al 42%: sono generazioni senza futuro e speranza. Iniziamo ad avere la legge per i fondi utili ai non autosufficienti: son dieci anni che la aspettiamo, il provvedimento riguarda 3 milioni di persone. Iniziamo dai contratti di lavoro statali, bloccati da cinque anni. I lavoratori dipendenti e i pensionati hanno dato anche di più di quello che avevano, ora è il momento dell’equità, della redistribuzione. Non ci possono bastare i governi dei grandi annunci: vogliamo iniziare a giudicare sulla base dei fatti, a cominciare dal tema degli esodati. Venite a vedere cos’è questa crisi – ha tuonato Zilocchi dal palco – venite a vedere le facce della crisi, venite a vedere come si vive con un lavoro a chiamata, venite a vedere l’attesa per un telefono che squilla per dire se domani si può lavorare o no. Venite a vedere questo e a chiedervi se davvero pensate che tutto ciò non debba essere più rappresentato».

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