Rivi urbani di proprietà del Comune, la proposta di delibera rinviata in commissione

Continua la battaglia di Fratelli d’Italia per vedere riconosciuta la sola proprietà (e gestione) dei rivi urbani sotterranei da parte del Comune di Piacenza

Da tempo Fratelli d’Italia, tramite il suo alfiere, il consigliere comunale Tommaso Foti, porta avanti una battaglia sui rivi urbani. Piacenza è infatti attraversata da un fitto reticolo di rivi urbani – circa una ventina - sotterranei. L’acqua è sempre stata immessa dal Rivo Comune (epoca romana) e dal Rivo Piccinino (costruito nel XXII secolo). La condotta d’acqua era in origine del Comune: serviva per riempire il fossato murario della città e anche per questioni di pulizia. Foti rimarca come già da un’analisi storica (uno dei due si chiamava Rivo Comune) si evidenzi la proprietà comunale dell’alveo dei rivi. Nel 1928 viene costituito il Consorzio dei Rivi Urbani sotto la gestione del podestà: i rivi servono per smaltire le acque piovane sporche, mancando ancora a Piacenza un sistema di fognature. «Il Consorzio – informa Foti – aveva il compiti di vigilare sullo spurgo dei 20 rivi urbani». Nel 1995 il Comune decide di sciogliere questo Consorzio, perché ha esaurito i suoi compiti: le fognature ci sono e per irrigare orti e giardini ci si serve dell’acquedotto. «Si precisa nella delibera dell’epoca – aggiunge Foti nella sua proposta di delibera presenta al consiglio – che le competenze gestionali sono passate al Comune, che deve provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Però l’avvocatura del Comune dà contrapposte valutazioni sulla questione: nel 2013 si ricorda in risposta a un’interrogazione che “non è in discussione che i rivi siano di proprietà del Comune”; mentre nel 2014 si ricorda che “spesso attraversano per buona parte del loro percorso proprietà private, per cui si applica la normativa del Codice Civile per la quale la proprietà si estende al sottosuolo». Secondo Foti l’interpretazione dell’articolo 840 del Codice Civile non vuole disciplinare l’appartenenza di un bene come l’acqua del sottosuolo, ma serva per disciplinare l’attività dell’uomo nel sottosuolo». Per questo il consigliere ha chiesto di rimarcare in una nuova delibera che i rivi urbani facciano parte della proprietà del Comune di Piacenza. Dagli uffici dell’ente è arrivato parere contrario dal punto di vista tecnico. «La proposta – si legge nella risposta del dirigente Taziano Giannessi – è priva delle necessarie individuazioni catastali dei manufatti che dovrebbero essere considerati nelle proprietà comunali». Anche l’avvocatura del Comune, tramite la dirigente avv. Elena Vezzulli, ha dichiarato inammissibile la proposta di delibera «perché non risulta trascritta nei registri immobiliari la proprietà dei rivi del Comune di Piacenza. Non è compito del consiglio pronunciarsi sull’accertamento di una proprietà immobiliare, non ha titolo. Lo può fare solo l’Autorità giudiziaria. Foti durante la seduta del 24 ottobre si è scagliato in aula contro i pareri del Comune, tra cui anche quello del dottor Vittorio Boccaletti che ha sottolineato come la proposta di delibera non contenga indicazioni sulle possibili conseguenza della precisazione sulla proprietà dei rivi. Nel bilancio del Comune non figurano comunque stanziamenti di risorse per la manutenzione dei rivi. Il consigliere ha chiesto un rinvio della pratica alla commissione competente. «Ritengo che sia utile chiarire i pareri resi dal Comune, tra loro contrastanti». «Per l’attenzione pubblica non è rilevante, ma è interessante dal punto di vista amministrativo. La richiesta di discuterne in commissione va accolta». E così il consiglio all’unanimità ha approvato la sospensiva.

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