Roncaglia, quindici residenti fanno ricorso a Mattarella per il maxi capannone a "I Dossi"

Un gruppo di abitanti ha fatto ricorso nei confronti del via libera alla variante dell’area Mandelli relativa al maxi capannone da 76mila metri quadrati

il maxi capannone da 76mila metri quadrati

Con un ricorso al Presidente della Repubblica notificato ieri l’altro un gruppo di quindici residenti nella frazione di Roncaglia hanno impugnato gli atti della Giunta Comunale e della Provincia di Piacenza con i quali, nel novembre scorso, è stato dato il via libera alla variante relativa all’insediamento denominato AP12 Mandelli – il maxi capannone della logistica da 76mila metri quadrati - e che dovrebbe sorgere in località I Dossi. Assistiti dagli avvocati Umberto Fantigrossi e Valeria Fantigrossi i ricorrenti lamentano l’aggravio delle condizioni di inquinamento atmosferico e del traffico pesante indotto dall’insediamento ora destinato, in base alla variante approvata, alla logistica. A sostegno della loro azione, che se fosse accolta potrebbe portare all’azzeramento dell’intervento, i legali hanno evidenziato due distinti motivi di diritto.

Il primo fa riferimento agli obblighi derivanti dalla Direttiva comunitaria 2001/42/CE e dal Codice dell’ambiente nazionale in materia di valutazione ambientale strategica. Una procedura che, secondo i ricorrenti, avrebbe dovuto essere puntualmente seguita, sussistendone tutti i presupposti, mentre vi è stata un’esenzione basata su una relazione «ampiamente carente sul piano tecnico – spiegano - e documentale redatta dai tecnici della società proponente e validata dalla Provincia, ente peraltro sprovvisto, nella sua attuale organizzazione, di un ufficio specificatamente competente in materia di ambiente. Si trattava di una situazione nella quale, semmai, tutta la procedura relativa alla VAS avrebbe dovuto essere messa in capo all’ARPAE, la quale invece è stata richiesta di un semplice parere, di cui peraltro non si è tenuto pienamente conto (infatti suggeriva di considerare l’opportunità di accorpare tutta la logistica nel polo esistente a Le Mose)».

«Il secondo vizio, denunciato con il ricorso, riguarda il mancato passaggio della variante in Consiglio comunale. L’incompetenza della Giunta - secondo i legali dei cittadini di Roncaglia - deriva dalla circostanza che la variante ha oggettivamente carattere sostanziale e modifica anche la cessione di aree già avvenuta in precedenza, in base alla convenzione urbanistica sottoscritta con la proprietà con atto notarile del 2008. Dovendosi dare corso a nuove e diverse cessioni di aree e cambiando anche la tipologia di attività da insediare (da piccole e medie imprese ad un unico grande operatore della logistica) la pratica avrebbe dovuto seguire il medesimo iter già seguito al suo inizio e quindi essere riportata all’esame del Consiglio comunale. Dopo la notifica le tre controparti, cioè le due amministrazioni e la Società Piacenza Est s.r.l., hanno un termine di sessanta giorni per chiedere che del ricorso si occupi il Tribunale amministrativo regionale di Parma, altrimenti verrà deciso in unico grado a Roma dal Consiglio di Stato».

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Commenti (2)

  • mi viene da sorridere pensando che i legali dei ricorrenti abbiano fatto un riferimento con intenti “canzonatori” a un parere dell’ARPAE, e che abbiano sostenuto, considerandolo un punto a favore dei loro assistiti, che essa suggeriva di considerare l’opportunità di accorpare tutta la logistica nel polo esistente a Le Mose, perché mi pare evidente che l’ARPAE, con tale suo suggerimento, abbia chiarito che il maxi capannone non abbia un impatto ambientale rilevante sulla zona (la distanza tra Roncaglia e Le Mose è solo di circa 4 chilometri, quindi mi riesce molto difficile pensare che un capannone abbia un forte impatto ambientale se si trova a Roncaglia, e che invece il suo impatto ambientale diventi irrilevante se esso si trova a Le Mose). Quindi, posso dire che mi incuriosisce molto vedere come si evolverà tutta la questione

  • Sembrerebbe, in punta di diritto, che abbiano ragione i ricorrenti. Speriamo in questo ennesimo smacco di Comune e Provincia, che blocchi almeno per un po' l'ennesima spianata di cemento per una campagna sempre più sofferente. Ricordiamo i dati AIRTUM pubblicati ieri: "in Emilia Romagna ci si ammala sempre più di tumore". Questo NON è sviluppo sostenibile nel 2019, ma le nostre amministrazioni non se ne sono accorte.

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