Suicidio assistito, Polledri: «È una scorciatoia che promuove la cultura della scarto»

L’ex assessore lancia un appello ai parlamentari piacentini in vista del pronunciamento della Consulta

Massimo Polledri

Massimo Polledri, ex parlamentare e assessore al Comune di Piacenza, lancia un appello agli attuali parlamentari piacentini sul suicidio assistito, in vista del pronunciamento della Consulta del prossimo 24 settembre sulla sua costituzionalità o meno.  «Come “Osservatorio Vera Lex” – spiega Polledri - abbiamo partecipato attivamente all’evento della Cei di ieri in cui il cardinale Gualtiero Bassetti ha lanciato un monito contro la possibile introduzione dell’eutanasia qualora il Parlamento non si pronunci entro il 24 di Settembre lasciando alla Corte Costituzionale la revisione dell’art.580 sul suicidio assistito. La scorsa settimana, Papa Francesco ha contemporaneamente denunciato sia “strade sbrigative” di fronte a scelte essenziali come “l’eutanasia”, sia l’abitudine dello “scarto come possibilità”. E il Pontefice ci image1-19-6avverte che la “scorciatoia” è innanzitutto nel “giudizio” che diamo sui problemi più gravi, cioè nella “poca consapevolezza” del fatto che, decidendo per la morte, in realtà si sceglie “una visione utilitaristica della persona”, che porta a distinguere “tra chi merita ancora di essere curato e chi invece no, perché è considerato solo un peso, uno scarto”, appunto.

Ecco il nuovo sorprendente criterio di giudizio sui fatti politici e sociali: se c’è una scorciatoia rispetto all’uomo e alla realtà allora c’è anche uno scarto. Chi cerca strade sbrigative vuole nascondere una antropologia rattrappita, che spinge a scelte politiche contro i più deboli. Così, appare più che mai urgente l’appello che il Presidente della CEI aveva rivolto all’Italia già il 30 maggio 2018: “Mai come oggi – diceva in allora il Card. Bassetti – c’è un urgente bisogno di uomini e donne che sappiano usare un linguaggio di verità”.

Per questo siamo qui a chiedere alla politica piacentina e ai deputati un confronto laico e razionale, ma vero, rispetto a ciò che potrebbe capitare il 24 settembre. Alle forze politiche, alle istituzioni, a ciascun parlamentare diciamo – umilmente ma con chiarezza – che lasciare che la Consulta legalizzi l’eutanasia, significa imboccare la più grave “scorciatoia”. Una “scorciatoia” che produrrà come primo paradossale “scarto” il ruolo stesso del Parlamento, perché un Giudice si sostituirà al legislatore. Peggio: un Giudice che, emettendo una sentenza costituzionale, non solo soppianterà questo legislatore, ma condizionerà anche quelli successivi! E questo dovrebbe essere davvero uno “scarto” inaccettabile per tutti!

Solo e soltanto il Parlamento può scegliere – con un chiaro “linguaggio di verità” – se volere un Servizio Sanitario che abbia cura di ogni persona nella fragilità o, piuttosto, ospedali pubblici che selezionino chi assistere e chi al contrario scartare, perché ormai inutile per la “mondanità”. Ci si consenta, infine, una lapidaria nota in calce. Che consola e incoraggia. Il metodo di “verità” che viene proposto non è solo il più desiderato paradigma per la res publica italiana, ma apre anche per noi una nuova possibilità di presenza. Infatti, accorgersi pubblicamente delle “scorciatoie” è sempre possibile. Dipende solo da noi, non dal potere che si ha. Di più. Dobbiamo pure ammettere che noi stessi abbiamo molte volte preferito “scorciatoie”. Soprattutto quella di ambire a rappresentanze pubbliche senza prima guardare e appartenere a quelle opere sociali e a quelle comunità in cui una umanità nuova vive e vibra davvero. Che contraccolpo in queste settimane aver incontrato esempi commoventi di cura ai più fragili, che fanno splendere una bellezza umana impensabile! Si capisce subito perché l’eutanasia non conviene! Senza avere nel cuore e negli occhi questa vita, la presenza pubblica dei cristiani degrada facilmente nel moralismo o in mere ambizioni personali.  Scorciatoie che hanno reso molto spesso uno “scarto” anche il ruolo pubblico dei cattolici. Scorciatoie che dobbiamo senza indugio abbandonare».

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