Tommaso Foti (Fd’I-An): «Opposizione dura alla sinistra degli scandali»

Carrellata dei temi e della battaglie della campagna elettorale che si conclude oggi

«In Regione per fare un’opposizione dura alla sinistra degli scandali». Lancia l’attacco finale Tommaso Foti, candidato alle regionali di domenica per Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale. «Si vota a ridosso dell’inverno - dice - solo perché il presidente della Regione è stato condannato per aver favorito la cooperativa del fratello. Doveva essere il tema morale della campagna elettorale ma la sinistra è stata abilissima nel non far trapelare nulla». E prosegue, andando giù deciso: «Ciò nonostante è una Regione che, tra piaceri ai fratelli e rimborsi facili ai consiglieri, ha fatto letteralmente schifo. Non è più tempo di mandare in Regione simpatici e goliardi rappresentanti inclini per natura all’inciucio e al compromesso. Se non si cambia musica Piacenza sparisce». «Ci ho messo la faccia e tutto il mio impegno - aggiunge l’ex deputato piacentino - per far sì che da lunedì Piacenza possa avere un consigliere regionale come il sottoscritto che non ha paura di fare opposizione, di battere i pugni sul tavolo e di dire rosso al rosso e compagno al compagno». Un impegno concreto, coraggioso, senza timori reverenziali che già risulta evidente dai temi trattati e dalle battaglie combattute durante la campagna elettorale che si chiude ufficialmente questa sera.

Un percorso fatto di spunti e analisi a tutto tondo che danno la misura dello spessore politico di chi di battaglie ne ha combattute tante, dal Consiglio comunale al Parlamento, conservando sempre e comunque l’onestà e la trasparenza. Non a caso lo slogan della campagna di Tommaso Foti è “La Regione in mani pulite”.

Tanti i temi trattati, dunque, a partire dal degrado in cui versano diverse zone dalla città, anche ben lontane da quelle storicamente problematiche. «Il degrado c’è e si vede. Alla faccia di chi blatera di insicurezza solo percepita e di riqualificazione del territorio» ha detto Foti nell’annunciare un’interrogazione alla Giunta comunale che ha poi depositato.  Per quanto riguarda le ludopatie, piaga sociale dalle proporzioni sempre più preoccupanti e dunque argomento sensibile tanto caro alle amministrazioni quando si tratta di finanziare progetti, il candidato di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale ha tolto il velo sui proclami della Regione ai quali però non sono mai seguiti fatti concreti: «E’ inutile che la Regione approvi norme giusto per lavarsi la coscienza - dice - se poi non vi dà attuazione». Ed entra nello specifico parlando del tanto pubblicizzato marchio “Slot freE-R”: «E’ stato istituito dalla Regione Emilia-Romagna - spiega Foti - e la stessa Regione dovrebbe rilasciarlo ai titolari di esercizi commerciali e ai gestori di circoli privati e di altri luoghi di intrattenimento che scelgono di non installare apparecchiature per il gioco d’azzardo come slot o videopoker. Ad oggi, però, di questo marchio non c’è traccia nei tanti locali che hanno fatto la meritoria scelta di non installare».

Ha poi analizzato a più riprese il complesso mondo dell’immigrazione e l’ha fatto con decisione e senza il buonismo a tutti i costi che tanti danni ha fatto a questo Paese. «A fronte di un 13% di residenti sul totale della popolazione regionale - ha sostenuto Tommaso Foti -  gli immigrati sono assegnatari del 50% degli allocchi sociali e parliamo più o meno della stessa quota in termini di altri servizi quai asili nido, scuole materne e, più in generale, servizi sociali». Numeri che parlano chiaro e la dicono lunga su uno squilibrio che sta diventando sempre più evidente. Come uscirne? «E’ necessario introdurre il numero chiuso sia per l’accesso ai servizi in questione, sia per l’ingresso degli stranieri sul territorio nazionale. Punto e basta. Altrimenti non se ne esce».

Il tema della presenza straniera in Italia è stato affrontato dal candidato di Fd’I-An anche da un altro punto di vista e cioè quello della presenza organizzata di comunità che, secondo l’ex parlamentare, godono di privilegi che stridono, più che mai in questo periodo. E’ il caso delle moschee: «Si sono costituite associazioni islamiche - ha detto Foti - che, col pretesto di svolgere attività culturali, affittano case o capannoni industriali che, spesso con soldi provenienti dall’estero, trasformano poi in luoghi di mascherati di preghiera. Anche a Piacenza, la cosa è nota e risaputa, sia che si tratti della moschea di via Mascaretti, come di quella di via Caorsana, ma il Comune preferisce chiudere entrambi gli occhi. E’ ora di finirla». E ancora: «E’ indispensabile una modifica della legge regionale sull'associazionismo che metta dei paletti ben chiari ed impedisca la nascita, in deroga a tutte le regole urbanistiche, di luoghi di culto in aree ed edifici non destinati a tale uso».

Ha fatto molto discutere anche il blitz di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, con in testa proprio Tommaso Foti, di fronte al campo nomadi piacentino di Croce Grossa; blitz che ha provocato una reazione tutt’altro che pacifica da parte di alcuni sinti che vivono nel campo, arrivati a minacciare i presenti con frasi pesanti. «“Chiudiamo il campo nomadi” era la frase scritta in azzurro, colore simbolo dell’Italia, sul cartello che i manifestanti tenevano in mano di fronte all’ingresso del campo.  «Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale eleggerà almeno un consigliere in Regione - ha evidenziato il candidato Tommaso Foti - e la sua prima proposta di legge prevederà l'abolizione delle norme che prevedono la realizzazione dei campi nomadi. I milioni di euro che Regioni e Comuni hanno finora speso al riguardo non sono serviti a nulla. Della cosiddetta integrazione sociale, tanto cara alla sinistra, non c'è traccia: mentre le famiglie di molti concittadini faticano arrivare alla fine del mese, la Regione si preoccupa di chi vive ai margini della legge e molto spesso la viola, di chi preferisce l'accattonaggio al lavoro, di chi non ne vuole sapere di accettare regole che tutti gli altri cittadini rispettano».  Altro tema caldissimo trattato è stato quello della sanità (che incide per i due terzi del bilancio regionale), prima di tutto affrontando la questione della riorganizzazione degli ospedali emiliano-romagnoli, compresi quelli del territorio piacentino. «Se si trattasse di semplice riorganizzazione con la ventilata eliminazione della figura dei direttori sanitari di Fiorenzuola e Castelsangiovanni non ci sarebbe molto da dire - ha sostenuto Foti - Ma in realtà non è così. Il disegno è ben più ampio e riguarda la creazione delle premesse per dare vita ad un'unica Asl di area vasta dell'Emilia occidentale, ovviamente con Piacenza sempre e comunque relegata ai margini». E sempre con riferimento alla sanità, Foti ha mostrato ai cittadini un esempio concreto degli sprechi di cui tanti parlano ma che poi in pochi denunciano in modo circostanziato; e l’ha fatto portando i giornalisti a vedere con i loro occhi un reperto romano nelle “viscere” dell’ospedale nuovo di Piacenza la cui conservazione è costata milioni di euro e che oggi giace abbandonato a sé stesso.  Ha poi parlato di agricoltura, di come gli imprenditori eccellenti del territorio siano stati completamente abbandonati dalla Regione; ha parlato di valorizzazione del territorio passando per la proposta di puntare su Verdi: il cartello autostradale che indica l’uscita per Fiorenzuola sulla rinnovata Autosole a quattro corsie dovrebbe contenere l’indicazione Terre Verdiane. Notevole anche il parterre di ospiti e personalità che in queste settimane hanno voluto testimoniare il loro sostegno a Foti facendo visita a Piacenza: dall’assessore regionale della Lombardia Viviana Beccalossi all’ex deputato del Pdl Fabio Garagnani di recente passato a Fd’I-An; dall’onorevole Giorgia Meloni all’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa il quale ha voluto partecipare di persona a una manifestazione di fronte alla sede piacentina di Equitalia denunciando la pressione fiscale abnorme della Regione che si somma alla «presa in giro a livello nazionale dell’abbassamento delle tasse quando invece è l’esatto contrario».

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