«Un altro depotenziamento a Castello: dal 1 gennaio stop alla guardia chirurgica nel weekend»

Il Comitato “I Castlan i disan No”: «I sindaci chiedano la revisione del Piano di riordino sanitario»

al centro la dottoressa Silvia Braga

Il Comitato “I Castlan i disan No”, rappresentato dalla presidente Silvia Brega, riporta al centro dell’attenzione le sue battaglie per la sanità locale, a poche ore dalla visita dell’assessore regionale Sergio Venturi all’ospedale di Fiorenzuola. «La realizzazione di un nuovo ospedale a Piacenza – spiega il comitato - richiede un’attenta valutazione su quali servizi per la salute pubblica debba contenere ed a cosa ed a chi dovrà servire. E soprattutto per una valutazione corretta si dovrà tener conto del rapporto di operatività con gli altri ospedali del territorio. A nostro avviso è quindi indispensabile collocare la sua progettualità funzionale nel contesto provinciale che, con l’applicazione del piano di riordino Baldino, ci sembra sta andando a rotoli, con conseguente mobilità passiva in costante aumento e liste di attesa sempre più lunghe.

Ci risulta che a Castel San Giovanni, dal 1° di gennaio l’ottimo reparto di chirurgia ortopedica rimarrà senza guardia chirurgica il sabato e la domenica. La conseguenza sarà di vedere i traumatizzati presi in carico dal lunedì o, peggio, “spediti” altrove. L’ennesimo depotenziamento che riguarda una delle eccellenze fino ad oggi presenti nel nostro ospedale. Sarà questo un fosco preludio che vedrà presto togliere da Castello anche le acuzie di traumatologia? Ci capita, percorrendo i corridoi e le corsie del nostro ospedale di respirare un’aria di fuggi fuggi generale delle maestranze. Alcuni professionisti preoccupati e demotivati dalle scelte della direzione stanno cercando, o hanno già trovato altrove, una nuova collazione più consona alle proprie capacità? In queste condizioni il nostro pronto soccorso rimarrà tale o dovrà diventare forzatamente luogo di primo soccorso e cioè poco più di una semplice infermeria della Val Tidone?  In mancanza di un nuovo ospedale a Piacenza ed il probabile arrivo di una nuova struttura a Fiorenzuola con funzione prevalentemente riabilitativa, dove dovremo andare per richiedere cure nei prossimi anni in attesa dei nuovi ospedali (quando mai arriveranno)? Saremo costretti a rivolgerci a strutture fuori provincia, fuori regione o peggio in strutture private a pagamento?

Sul territorio non va meglio. Assistiamo al sistematico spostamento di personale dalle corsie a funzioni burocratiche di “coordinamento”, di “controllo” ecc. Si depauperano così, a nostro avviso, i servizi all’ammalato a favore del riempimento con mansioni impiegatizie di gusci vuoti quali le così dette “case della salute”. Mentre sembra che anche da lì stiano scappando i medici o peggio, in taluni casi risultino inesistenti perché svolgono medicina di gruppo ch’è tutt’altra cosa. In altri casi ne richiamano il nome solo le tabelle appese agli ingressi. Noi vogliamo un futuro in salute pubblica efficiente, perché ci spetta di diritto e ci è garantito dalla costituzione. Mai vorremmo un triste futuro in malattia da questi cambiamenti che ci appaiono, inopportuni e persino caotici, perché i cittadini e contribuenti non li meritano. Insistiamo! I sindaci ascoltino i cittadini. Chiedano la revisione del Piano di riordino Sanitario.  Perché a nostro avviso risulta altamente penalizzante nonostante i reiterati proclami e promesse della Direzione Sanitaria e che ha già causato un significativo scivolone in efficienza dei servizi, registrato di recente anche nella statistica di un importante quotidiano economico nazionale». 

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