Comuni piacentini: Calendasco

La storia e alcune curiosità su questo luogo e sulle frazioni vicine

Nella bassa Val Trebbia troviamo il comune di Calendasco. 

Il Santo Patrono del paese è il nobile feudatario Corrado Confalonieri, venerato come Santo dalla pietà popolare, la cui Chiesa Cattolica festeggia la sua memoria con celebrazione ufficiale il 19 febbraio di ogni anno.

Un tempo, dai vicini paesi, gli abitanti di Calendasco venivano chiamati “I Ragnarö”, in quanto nella loro pesca c’era anche quella di cercare le rane che in dialetto erano chiamate “il ragn” ed al singolare “la ragna”. Inoltre, era molto in uso anche il soprannome di “I Calendaschér”.

Gli abitanti della “mezza” frazione di Santimento, compresi nel suo territorio (l’altra è paradossalmente nel comune di Rottofreno) erano invece chiamati “I Marsinòn”, perché usavano la “marseina”, una caratteristica giacchetta d’epoca.

Spostandoci nella frazione di Boscone Cusani, troviamo che i suoi abitanti erano chiamati “I Böscönèr”: in luglio, per la mietitura nel territorio di Calendasco, c’erano squadre di uomini chiamati i “Batta Magg”, che erano gli specialisti della raccolta dei covoni nei campi che trasportavano col carro trainato da buoi e che li inserivano nella macchina da battere, se no con le tradizionali “verghe” battevano a mano i covoni di grano.

Esiste poi una particolare curiosità in località Puglia di Calendasco, dove per pasqua vi erano usanze scaramantiche: non appena si faceva giorno bambini e adulti correvano ad abbracciare gli alberi della zona e chiedevano la grazia di non fare annegare nessuno nelle acque del Po e del Trebbia. Forse perché, durante una catastrofica piena nel 1911, diverse case di questa frazione vennero sommerse dalle acque.

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Fonte: "Storie di Paese" di Alessandro Ballerini

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