Il fotografo piacentino Marco Brusati nell'olimpo del Milano Photofestival

La sua prima personale "Come un libro aperto" curata da Angela Madesani è ospitata alla Kasa dei Libri di Andrea Kerbaker

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Marco Brusati nell’olimpo del Milano PhotoFestival che da tredici anni consacra i grandi della fotografia italiana ed europea e propone a ogni edizione nuovi talenti destinati quasi sempre a lasciare un segno. Agente immobiliare di professione, il piacentino Brusati da anni si dedica alla fotografia per pura passione. Una passione che declina in un modo tutto suo, concentrandosi sui “suoi” oggetti, oggetti di casa, oggetti da cui è circondato, oggetti che considera famigliari. Immagini riconoscibili lontano un miglio, quelle di Brusati che con il suo stile è riuscito a folgorare in un colpo solo tre mostri sacri della cultura e dell’arte milanesi: la curatrice Angela Madesani che ha deciso di puntare sulla prima personale del fotografo piacentino, lo scrittore e professore universitario Andrea Kerbacker che ha deciso di ospitarla nella sua Kasa dei Libri, a Milano, luogo che ha lanciato tantissimi talenti, e Roberto Mutti, patron del Photofestival nel cui programma ha inserito la mostra di Brusati intitolata “Come un libro aperto” e visitabile dal 5 al 15 giugno di questo 2018. 

Come un libro aperto di Angela Madesani

«Marco Brusati è un fotografo raffinato. Le sue immagini sono perlopiù Still Life, che si tratti di oggetti di design o di composizioni, appositamente create. Un giorno di qualche tempo fa, è nelle campagne del piacentino, su un fiume, il Trebbia, sta facendo una pausa, appoggia il libro di lettura e il vento apre le pagine, le tiene aperte. Diventa come una sorta di scultura. Scatta una foto con il cellulare, un primo appunto per un’idea che sviluppa in seguito.

Decide di iniziare a fotografare quegli oggetti silenziosi, per nulla neutri, vecchie copie senza valore, perché con quella tipologia di carta funziona meglio il gioco delle pagine aperte. Nasce così, nel 2013, una serie di foto affascinanti in cui il libro è un attore su un palcoscenico vuoto di una pièce senza nome. Poco o nulla importa sapere chi è il suo autore: non si tratta di un reportage. Il volume è sempre con le pagine aperte. Come in un esercizio sulla luce e sulla forma, Marco Brusati lo coglie da più punti di vista. Osserva il particolare. Si crea una sorta di serialità in cui la ripetizione solo apparentemente identica crea la differenza. È come una serrata partitura musicale. Repetita iuvant, viene da dire. Altre fotografie sono dedicate a un manoscritto antico, appartenuto a una nobildonna abruzzese. Un’amica glielo ha prestato per fotografarlo. È un oggetto con una storia, una memoria intrinseca. I toni del rosa emergono sullo sfondo nero. Le gale leggiadre sono posate sulla copertina in pergamena di pelle».

Brusati da anni si dedica alla fotografia ed in particolare allo studio degli oggetti tra cui i libri. Questo perché l’autore ha scelto di fotografare oggetti che lo rappresentano, come racconta lui stesso: «Sono realtà che mi piace estrapolare dal quotidiano per interrogarli nella loro essenza, per mostrarne, attraverso il gioco di luci o di movimento, il modo con cui possono rappresentare stati d’animo, un modo per esaltare proprio quella quotidianità da cui derivano. Alcuni oggetti, esistono in natura a prescindere da noi e sono loro ad interrogarci. Il nostro sguardo si posa su di loro e ci chiama a chiederci la provenienza, la storia, il significato. Come i sassi, per esempio. E la fotografia diventa il mio modo per abitarli».

Info

Luogo della mostra: Kasa dei libri
Indirizzo: Largo de Benedetti 4, Milano
Quando: dal 5 al 15 giugno 2018
Autore: Marco Brusati
Curatore: Angela Madesani

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