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«Siamo tutti clandestini, via Salvini!», duecento persone contestano il vicepremier

 

Il leader della Lega e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha chiuso la campagna elettorale per le Europee a Castelsangiovanni «perché - ha detto -  qua, sono a casa di amici».  E mentre a villa Braghieri era tutto pronto, a qualche centinaio di metri circa, duecento persone lo hanno contestato pesantemente. Da una parte Si Cobas, Usb, Collettivo Controtendenza, Rifondazione Comunista, e appartenenti alla sinistra radicale, dall'altra un imponente servizio di ordine pubblico. I contestatori, non solo piacentini, erano però uniti da un unico nemico comune. Per più di due ore hanno manifestato a lato della via Emilia Pavese. A differenza delle altre città dove la visita del vicepremier  ha scatenato violente contestazioni con conseguenti scontri con le forze dell'ordine, a Castelsangiovanni la manifestazione è stata rumorosa ma pacifica. A vigilare sulla sicurezza e sulla viabilità (la via Emilia non è stata chiusa), diverse squadre del reparto mobile, la polizia, la guardia di finanza e i carabinieri. Avrebbero voluto fare un corteo per avvicinarsi alla villa ma è stato loro impedito. Castelsangiovanni è stata inoltre tapezzata di manifesti che invitavano Salvini a studiare maggiormente la Costituzione, in particolare l'articolo 3 ("tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza e lingua", ecc.) e l'articolo 21 (a tutela della libertà d'informazione). 

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