Venerdì, 24 Settembre 2021
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«Il carcere di Piacenza sembra aver retto all’emergenza sanitaria, registrati 5 casi di positività»

L'associazione Antigone Emilia-Romagna fa il punto sulla situazione delle carceri in regione. «La diffusione del Covid-19 all’interno delle strutture si è manifestata con incidenza significativa - solo in alcune di esse - nel corso della cosiddetta seconda ondata»

«Il carcere di Piacenza sembra aver retto all’emergenza sanitaria, registrati 5 casi di positività». L'associazione Antigone Emilia-Romagna fa il punto sulla situazione delle carceri in regione. «Un lungo anno è trascorso dall’ondata di proteste e rivolte che ha sottoposto a estrema tensione il comparto penitenziario nazionale, dopo decenni di pace apparente rispetto alle forme di conflittualità più appariscenti. In attesa che vengano definite le conseguenze giudiziarie relative alla gestione di questi conflitti e alle eventuali responsabilità istituzionali sui decessi occorsi, riteniamo opportuno proporre una sintetica lettura di fase sugli istituti emiliano-romagnoli». «Mentre la conflittualità ha registrato un anno fa picchi significativi nelle case circondariali di Modena e Bologna  -prosegue la nota -  tutte le prigioni della regione sono state interessate dalle conseguenze in termini di misure disciplinari e trasferimenti della popolazione detenuta, con particolare riferimento ai presunti protagonisti delle rivolte. L’amministrazione penitenziaria ha nel frattempo dovuto fronteggiare il rischio sostanziale della diffusione del Covid-19 all’interno delle strutture, che si è manifestata con incidenza significativa - solo in alcune di esse - nel corso della cosiddetta seconda ondata». «La configurazione complessiva - al ribasso - delle attività trattamentali e dei contatti con l’esterno è coincisa con l’implementazione diffusa di dispositivi di comunicazione a distanza. In termini generali, le attività di monitoraggio realizzate dall’articolazione locale di Antigone e le visite effettuate dai componenti dell’osservatorio regionale sulle condizioni di detenzione in questi 12 mesi registrano una considerevole tensione interna nelle prassi di governo del sistema penitenziario della Regione. Il combinato disposto di strategie di prevenzione sanitaria (contenimento dei contagi) e pratiche di prevenzione sicuritaria (contenimento dei conflitti) sembra prendere forma in chiave altamente differenziata. In alcuni istituti tale sinergia appare orientata a una radicale messa in discussione del regime e celle aperte e degli assetti della sorveglianza dinamica, riproponendo lo spettro di una quotidianità detentiva da trascorrere prevalentemente tra le mura delle celle. In altri, si manifesta un orientamento al mantenimento dell’aperura delle celle per almeno 8 ore al giorno. Riscontrare questa differenza implica la necessità di prendere posizione, soprattutto in prospettiva, contro i meccanismi regressivi e iniqui di una politica della chiusura – peraltro debolmente formalizzata – che già si traduce in un aumento dell’afflittività carceraria».

«L’istituto di Piacenza sembra aver retto all’emergenza sanitaria pur essendo collocato in uno dei territori inizialmente maggiormente colpiti» osserva l'associazione. «Dall’inizio della pandemia sino a dicembre 2020 – data in cui abbiamo effettuato la visita - si sono registrati unicamente 5 casi di positività. Sin dal mese di febbraio 2020 erano state messe in atto tutte le misure volte a scongiurare l’ingresso del virus. Tra queste, da subito è stata ripristinata la custodia chiusa e sospesa la sorveglianza dinamica. Tale scelta si è rivelata, a detta della Direzione, fondamentale per gestire meglio l’emergenza sanitaria ma anche particolarmente adatta a garantire “ordine e pulizia” e un generale migliore clima tra le persone ristrette. Ad ogni modo, anche prima dello scoppio della pandemia, la sorveglianza dinamica era assicurata unicamente all’interno di solo uno dei due padiglioni (il nuovo) di cui si compone questo istituto. Le attività, sospese nella prima fase, sono riprese successivamente. Fino a che la stagione lo ha concesso molte attività si sono svolte all’esterno. Il carcere di Piacenza, collocato alla periferia della regione, ha da sempre subito numerosi trasferimenti da altre carceri e da ultimo ha visto l’arrivo di molti detenuti provenienti da istituti della regione teatro delle rivolte della scorsa primavera».

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