A Casella una stele di legno ricorda il pollaio che per 80 anni ha caratterizzato la frazione

Curiosità dalla Valdaveto: al posto di un pollaio, una simpatica stele di legno che ricorda cosa c'era in quel luogo

lo storico pollaio

Le galline hanno accompagnato la vita dell’uomo fin dai tempi più remoti e così i pollai, poi, nell’ultimo mezzo secolo, i ricoveri degli allevamenti domestici sono stati via via falcidiati dalle normative di legge e dalle strutture avicole specializzate. Dagli anni Trenta del secolo scorso e fino al 2011, a Casella val d’Aveto (Ferriere), a margine della strada interna al villaggio e su proprietà privata, era ben visibile un 100_2891-2pollaio. Costruito dall’assemblaggio di tavole di legno verticali alte un paio di metri con le fessure tamponate da sterco di mucca e con il tetto coperto da tegole, era stato il ricovero serale di decine di galline e costituiva un efficace mezzo di contrasto agli attacchi delle volpi e delle poiane. Di buon mattino gallo e galline erano liberi di vagare per il paese e anche se ben nutrite con granoturco, si cibavano di bisce, lucertole e grilli. La proprietaria, dopo la raccolta delle uova, verso le 5 del pomeriggio, percorreva le vie del paese chiamando a raccolta il suo pollame.

Ai primi anni di questo nostro millennio lo spopolamento della frazione aveva prima ridotto a poche unità e poi azzerato il numero dei capi. Nel tempo lo stabile caduto in disuso appariva poco confacente all’immagine urbanistica che il villaggio stava assumendo e nell’agosto 2011 era stato abbattuto.

I residenti non hanno però dimenticato la preziosa funzione svolta dalla piccola struttura, rimasta di proprietà della stessa famiglia e che con qualche coniglio allevato nella stalla, era stata l’ultima forma di allevamento a morire a Casella, fornendo oltre a carne e uova, il servizio del gallo che prima delle campane delle sveglie analogiche sul comodino e dei cellulari, ricordava ogni mattina che era tempo di alzarsi dal letto, con un sonoro chicchirichì.

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Hanno quindi voluto simbolicamente fare memoria di tutto ciò intitolando “Largo du Pula” l’area risultante dalla demolizione che ha consentito anche di colmare una preesistente scarpata. “Largo du Pula” è continuamente tenuto in ordine e identificato da un’artistica stele verticale in legno che raffigura in rilievo la protagonista e il pollaio. 

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