A Cena con la Scienza: l’agricoltura del futuro deve aprire all’innovazione

Francesco Salamini

«Basta pressapochismo e slogan, bisogna credere alle evidenze scientifiche, con le innovazioni che devono adattarsi al sistema agricolo. Solo così si può sperare in un futuro nel quale la scienza, percorrendo nuove strade, potrà soddisfare la domanda alimentare di un mondo in impetuosa crescita demografica e nel quale miliardi di persone uscite dalla povertà manifestano nuovi bisogni. Di queste alcune trovano già applicazione nei campi, altre sono destinate a trasformarsi in tecnologia utile in un futuro più o meno prossimo nel quale le piante Ogm sarebbero utilissime, anche se oggi già si affacciamo ulteriori soluzioni».

Una vera e propria lectio magistralis che non a caso è venuta da Francesco Salamini dell’Accademia dei Lincei, docente universitario anche alla Cattolica di Piacenza, intervenuto al secondo degli incontri culturali A cena con la scienza che quest’anno sono dedicati ai 500 anni della morte di Leonardo da Vinci, evento che si è svolto all’agriturismo Boschi Celati a Fossadello di Caorso, con la collaborazione dell’Ordine dei Dottori agronomi e forestali, Confagricoltura, Agriturist ed il supporto della Banca di Piacenza, Agrifarma, Consorzio dell’Asparago piacentino, Daf, Padana Impianti, Steriltom e VH Italia assicurazioni. Scienziato di fama internazionale nel campo della genetica vegetale, Salamini ha ricoperto nel corso della sua carriera accademica anche ruoli direzionali e di indirizzo strategico in enti di ricerca di primaria importanza (fra gli altri il Max Plank lnstitut e l'Istituto Italiano di Tecnologia), «un osservatorio privilegiato - ha detto l’ideatore e coordinatore degli incontri Michele Lodigiani - che gli consentono oggi di guardare al futuro dell'agricoltura con occhio lungimirante e competenze interdisciplinari».

«Oggi - ha osservato Lodigiani - diamo per scontato di trovare tutto ciò che desideriamo nei supermercati, ma non è certo che in futuro sarà così, con questa crescita della popolazione mondiale, per ora controllata grazie alla rivoluzione verde che ci ha concesso incredibili avanzamenti in termini di produttività. Ma una cultura oscurantista ha impedito a noi l’uso di alcune tecnologie ed oggi lo paghiamo in termini di competitività». «La rivista Nature preconizza-  ha detto Salamini - che l’agricoltura potrebbe in futuro avere un impatto ambientale che va dal 50 al 90%, andando oltre i limiti di abitabilità». «Ci sono modifiche in atto  - prosegue - nelle diete delle popolazioni mondiali, le previsioni di sviluppo delle popolazioni e la necessità di aumentare le produzioni di cereali e l’intensificazione agricola associata ad un uso di 2,5x di azoto e di 1,7x di suoli agrari irrigati, evidenziano dunque il problema della sostenibilità dei sistemi agricoli, specialmente considerando l’impatto ecologico dell’agricoltura intensiva. Ma a presentare un futuro meno incerto possono concorrere piante immuni da malattie, da geni resistenti o geni mutanti resistenti recessivi. Insomma bisogna delineare le azioni necessarie per raggiungere la sostenibilità delle pratiche agricole, come emerge dalla considerazione degli sviluppi delle scienze biologiche e molecolari. In ogni caso, qualunque possa essere la scelta futura relativa ai nuovi sistemi agricoli, questi oltre che sostenibili, dovranno essere intensivi. Il concetto emergente utile a mettere in pratica una simile strategia, è di adattare la pianta all’ambiente e non di continuare a sviluppare azioni di protezione intervenendo con metodi agrotecnici. Tra le innovazioni, quella di trasformare le specie agrarie annuali in perenni, o comunque poliennali e tali da occupare il terreno agrario per periodi temporali molto lunghi; inoltre la necessità che le nuove varietà o le nuove specie resistano agli stress biotici e abiotici che prevalgono nei biotopi agricoli; ed ancora la considerazione di modelli vegetali immuni da malattie microbiche e la necessità di sfruttare l’eterosi anche per piante erbacee, attraverso meccanismi molecolari.

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«Il problema in questo caso - ha commentato Salamini - è che la produzione è buona nel primo anno, ma non molto elevata nei successivi. In Brasile buoni risultati sono stati ottenuti con il riso perenne, un genoma editing, con piante agrarie modificate con cellule predisposte in laboratorio. Altre innovazioni importanti per la sostenibilità, sono l’agricoltura di precisione e le nanotecnologie. Ma anche il biologico potrebbe andare bene, a patto che si aprisse maggiormente all’innovazione». Trattando di interazioni tra innovazione, pratica agricola e ambiente, quindi di sostenibilità, si può dire che il risparmio di suoli agrari evitando la messa in coltura di nuove terre e, quindi, privilegiando l’intensificazione colturale, dipende da un corpo consistente di acquisizioni sperimentali che suggeriscono nuove tematiche di ricerca genetica ed agronomica. Ad esempio un sistema agricolo naturale con praterie coltivate con policoltura. Ma gli Ogm consentono raccolti straordinari, robotizzati, senza utilizzo di fitofarmaci. «Se c’è progresso - ha detto - c’è innovazione: la produzione di mais in Usa ne è la testimonianza». Il futuro dunque va costruito, evitando proiezioni catastrofistiche alla William Vogt con un ritorno a epoche agricole pre-industriali, con l’impossibilità di gestire per la povertà la forza-lavoro. Ed ha citato poi il piano di Norman Bourlang, premio Nobel per la pace, per incrementare le rese di grano e mais, introducendo varietà capaci di aumentare le rese per ettaro e di più facile raccolta con mezzi meccanici, «Due posizioni, due rette parallele, che non si incontreranno mai». «Le transizioni - ha proseguito - coinvolgono cambiamenti sociali e le regole della sostenibilità; la difficoltà è l’accettazione del nuovo e dipendono da decisioni plurime, spesso incerte. E coinvolge la politica: non è difficile pianificare, il problema è come tradurre la ricerca in ipotesi di sviluppo. La scienza è la via, ma le innovazioni devono adattarsi al sistema agricolo. Bisogna credere alle evidenze scientifiche; i problemi, le metodologie e tutte le novità quindi vanno prima esplorate e vagliate scientificamente».

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