A Palazzo Galli di scena le “Vestigia Farnesiane” raccontate da Renato Passerini

È stato dato alle stampe il volume dedicato alle “Vestigia farnesiane”, realizzato dal giornalista de IlPiacenza.it Renato Passerini

Renato Passerini

Sarà presentato, venerdì primo marzo alle 18, presso la Sala Panini di Palazzo Galli, il volume dal titolo: "Vestigia Farnesiane", sottotitolo: Luci ed ombre della grande bellezza piacentina. Appropriato il titolo, appropriato il sottotitolo. L’opera fresca di stampa -  Edizioni Tip.Le.Co. di Piacenza - ha visto la luce proprio il mese di febbraio, di quest’anno. Il libro è il frutto della curiosità intellettuale del giornalista de "IlPiacenza.it" Renato Passerini. Così nella presentazione Corrado Sforza Fogliani: “Renato è anche un grande curioso (una caratteristica, com’è noto, dell’intelligenza)”.  Passerini ha il gusto della ricerca sul campo, della ricerca del particolare.

 Il Nostro giornalista riesce a conciliare la personale osservazione di un dato reperto (a prima vista insignificante per la collettività) con la totalità della storia che riguarda quel particolare manufatto. Esempio esplicativo: la capacità di collegare l’osservazione di due colonne poste all’ingresso di un fabbricato di Gerbido con il sistema della “Tagliata”. La Tagliata era la distanza di sicurezza, parte del territorio delimitato da colonne, imposta per garantire la difesa del Castello, da parte di Pier Luigi Farnese.

Il libro prende le mosse da un Convegno che ha avuto luogo a Palazzo Farnese nel marzo del 2018, per ricordare il quattrocentesimo anniversario dell’inizio della costruzione del Palazzo stesso. Di Palazzo Farnese si sa tutto e tutti, piacentini e non, qualcosa ne conoscono. Quello di cui non tutti sanno riguarda l’esistenza del Castello. Di quel Castello voluto da Pier Luigi Farnese nella prima metà del ‘500. Questo è il punto di forza del libro. Portare a conoscenza dei Piacentini l’esistenza del Castello e dei suoi resti. La conoscenza è sicuramente un primo passo affinché si possa conseguentemente agire per un recupero culturale della memoria collettiva dei piacentini, per poi continuare con un recupero architettonico dello storico manufatto.

Lo storico analizza attraverso i documenti, precisi fatti accaduti nel tempo ed interpretandoli, più o meno obiettivamente, ce li fa conoscere. Il giornalista ci testimonia la cronaca giornaliera, il fatto quotidiano. Fare cronaca, testimoniare la quotidianità, non è meno rilevante che fare storia. Diceva Croce che nel fare cronaca, facciamo la storia. Affermazione che spesso i giornalisti ignorano. Questo è il punto che vorrei mettere a fuoco, sottolineare come in questo libro c’è la consapevolezza, da parte dell’Autore, che come la vita precede la morte così la cronaca precede la storia. La cronaca, come è giusto che sia, riguarda non solo “le magnifiche sorti e progressive”, ma anche tutto ciò che non è “magnificente”.   A proposito, vengono riportate tante pagine sul degrado di angoli della città che dovrebbero essere curati e valorizzati, tutto ciò è testimoniato da un ampio servizio fotografico. Degrado che va dall’incuria allo sfregio, dall’uso improprio di aree comuni ad offese vere e proprie a monumenti di rilevanza storica.

Il libro attraversa tutta la storia della Famiglia Farnese a Piacenza, dall’assassinio di Pier Luigi alle glorie militari di Alessandro. Il punto che potrebbe sembrare, a primo acchito di debolezza del libro, risulta essere il suo punto di forza: non esaurire la narrazione storica. Cioè, il libro nasconde tante domande, provoca il lettore, lo incuriosisce. Diciamo che come Pollicino l’Autore sbriciola notizie, dissemina la Città di luoghi e fatti, sta a noi cercare risposte, approfondire, ricostruire la via per potere tornare a casa: riappropriarci del nostro passato, per valorizzare oggi parti dimenticate della Città. Piacenza perenne Cenerentola, ora dell’Emilia-Romagna, ora della Lombardia. Il libro è uno strumento per poter affermare l’identità di Piacenza, la centralità che ha avuto in determinati momenti della Storia, come presupposto per una auspicabile Rinascita.

Renato Passerini si è sempre distinto come giornalista, ha scritto per la carta stampata come per giornali online, lo si incontra spesso, con la sua piccola macchina fotografica, andare in giro per la città per testimoniare incontri, dibattiti, eventi cittadini. La curiosità che lo anima nella sua attività giornalistica ha una freschezza da principiante, come avesse iniziato solo ieri il suo lavoro. Non so in che occasione e per chi Confucio scrisse la famosa frase: Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare nemmeno un giorno della tua vita”, ma si potrebbe pensare sia stata scritta proprio per Renato.

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Il libro inizia con il convegno internazionale del 2018 tenutosi a Palazzo Farnese. Termina con un altro Convegno, tenutosi a Santa Maria di Campagna, nel gennaio 2019. Due incontri, dove ha aleggiato imperituro il fantasma di Pier Luigi Farnese, primo Signore del Ducato di Piacenza e Parma. È luogo comune dire che i piacentini continuano ad assassinare ogni giorno il Duca o, che le vittime del cruento fatto di sangue siano stati due: Pier Luigi ed i cittadini di Piacenza. La storia è sempre disponibile a qualsiasi revisione, ma se Piacenza era negli anni cinquanta del Novecento la quinta provincia per prodotto interno lordo ed oggi siamo la trentesima, qualche responsabilità l’avrà la classe dirigente locale e le scelte politiche. Se Napoleone ci tolse i territori della Bassa Lodigiana, il Congresso di Vienna non ce li ha di certo restituiti. Se il Castello venne distrutto nel 1848, con la cacciata degli Austriaci, nessuno ha mai più pensato al suo recupero, almeno di alcune sue parti, restituendolo alla città ed ai piacentini.

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