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A Piacenza bene strade a limite 30 e ciclabili, ma la maggior parte è sui marciapiedi

L’analisi di Legambiente della mobilità sostenibile nei capoluoghi dell’Emilia-Romagna. Nella nostra città cresce anche l’utilizzo del trasporto pubblico urbano

A Piacenza bene strade a limite 30 e ciclabili, ma la maggior sui marciapiedi. A metterlo in luce “La mobilità a favore del clima. Indagine sulle politiche di mobilità sostenibile nelle città dell’Emilia-Romagna”, report a cura della sezione regionale di Legambiente. Report con cui «si è voluto fare un punto sulla situazione del sistema del Trasporto pubblico locale, della rete ciclabile nei capoluoghi regionali, e degli obiettivi che le stesse amministrazioni si sono date nei Piani urbani della mobilità sostenibile (Pums)» precisa l’associazione, auspicando che la priorità di investimento sia della «vera sostenibilità». «I troppi progetti ancora attivi per le autostrade, le scelte urbanistiche espansive che favoriscono lo sprowl, la centralità dell’auto nelle scelte di mobilità - sottolineano - sono pratiche che non possono trovare più spazio».

Trasporto pubblico - L’offerta di trasporto pubblico nei capoluoghi (numero e lunghezza delle linee e frequenza dei mezzi) che viene calcolata in chilometri percorsi annualmente dalle vetture per ogni abitante residente (km-vettura/ab), a Piacenza è pari a 29.

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«Se l’offerta di servizio rappresenta la frequenza e capillarità del sistema di trasporto pubblico, l’utilizzo è invece dato dal numero effettivo di passeggeri. Nelle tabelle successive si presenta il reale utilizzo del Trasporto pubblico locale, attraverso l’indicatore sul numero di viaggi su abitante», a Piacenza passati dai 75 del 2010 ai 101 del 2019.

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Piste ciclabili - La fotografia della rete di piste ciclabili nelle città capoluogo (con l’aggiunta di Cesena). «La ripartizione, indicata in chilometri - spiega il report - evidenzia le tipologie di piste (in sede protetta, in condivisione con pedoni ecc.). Non considera invece le piste “nel verde” per una difficile confrontabilità e per la valenza più ricreativa che legata a spostamenti quotidiani. La tabella, essendo in valori assoluti, non tiene conto della grandezza delle città né in termini di superficie né di numero di abitanti, dunque risulta difficile una comparazione oggettiva. I grafici a torta successivi restituiscono però un colpo d’occhio sintetico e qualitativo sulla composizione della rete ciclabile e sulle scelte attuate in ogni città».

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«Nella tabella 4 è rappresentato il sistema complessivo dell’offerta per la ciclabilità in ogni città normalizzandolo sugli abitanti (m /100 ab). Utilizzando una base di calcolo mediata su abitante, si rendono omogenee le differenze di popolazione tra città di taglia diversa, anche se non si tiene conto della superficie totale del comune. La somma complessiva continua a non dare un giudizio di merito completo - evidenzia il report - in quanto non tiene conto che le diverse tipologie di piste hanno gradi di efficienza e sicurezza diversi (una pista su marciapiede in compresenza con pedoni non è la stessa cosa di una pista in sede propria). Neppure si tiene conto dell’ubicazione strategica delle piste o della razionalità del disegno complessivo: è ovvio che una rete di ciclabili è quanto più efficace quanto più interconnette in modo continuativo gli assi principali di spostamento. Rami di piste disconnessi possono aumentare i chilometri totale ma non costituire una vera offerta valida per gli utenti».

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«In buona posizione la città di Piacenza -sottolinea - Modena Ravenna e Ferrara anche se con ampio utilizzo della soluzione di piste su marciapiede condiviso con pedoni, certamente poco scorrevole rispetto alla soluzione in sede protetta. Da segnalare positivamente i 90 m /100 ab. di Piacenza nella categoria strade limite 30 km/h che negli ultimi anni ha recuperato terreno implementando la propria infrastruttura ciclabile». Nella tabella sottostante «è rappresentato un indicatore sintetico utilizzato nel dossier Ecosistema Urbano (elaborata con il supporto tecnico di Ambiente Italia, che attribuisce pesi diversi alle diverse tipologie di Piste Ciclabili). Pur non garantendo una classifica di confronto tra città, permette di verificare i trend registrati nell’ultimo decennio» nel caso della nostra città in calo.

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«Gli obiettivi fissati dai Comuni rispetto alle proprie politiche sulla mobilità vengono riprese nei Pums delle principali città dell’Emilia-Romagna. In particolare, è la percentuale di spostamenti in auto a determinare sia la situazione attuale che quella prevista dal Piano. Le politiche viste nei punti precedenti dovrebbero servire da indicatori dello sforzo reale messo in campo dai Comuni per raggiungere tali obiettivi e per capire se e quanto questi risulteranno raggiungibili».

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Il parco mezzi - «Una buona offerta di servizio pubblico in termini di linee e frequenze è fondamentale per spostare utenti dall’auto privata al trasporto collettivo, la tipologia di alimentazione dei mezzi è invece fondamentale per abbattere le emissioni locali. In questo caso la scelta più virtuosa è certamente l’elettrico (zero inquinamento locale fin da subito). A livello di penetrazione di energie rinnovabili invece, l’utilizzo del biometano (metano di origine biologica, in particolare proveniente da rifiuti) al posto del gas naturale assicura subito una mobilità 100% fossil free, seppur presenti le emissioni locali di un normale motore a combustione. Al momento risultano attivi bus alimentati con biometano nei bacini di Start Romagna e Tper».

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