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A Pontedellolio una mostra racconta la storia delle stufe a legna e l’uso domestico del fuoco

La mostra “La stufa a legna… due secoli fa” sarà inaugurata a Pontedellolio domenica 9 aprile alle ore 11

Può saltare la corrente elettrica, esserci un blackout generale o - come in questi nostri giorni la minaccia russa dello stop alla fornitura di gas - ma chi ha una stufa e una buona scorta di legna da ardere, potrà continuare starsene comodo in poltrona, osservare ardere dei bei ciocchi di legno,  servirsi del piano cottura rovente per le preparazioni del cibo ed essere avvolto dal caldo tepore che solo una stufa a legna sa dare.

Ma da dove arriva l’invenzione della stufa e quale è stata la sua evoluzione? A questa e a domande correlate, risponde l’inedita mostra “La stufa a legna… due secoli fa” che sarà inaugurata a Pontedellolio domenica 9 aprile alle ore 11 presso il “complesso Fornaci”, con orario di visita nei giorni di sabato e domenica dalle ore 10-13 e 14-18, a ingresso gratuito. Aperta fino a domenica 8 maggio 2022.

Si tratta di una raccolta di modelli prototipi in scala 1:3 e 1:4 - con misure approssimative di ogni esemplare: larghezza cm 40, profondità cm. 25, altezza del corpo senza tubo di scarico cm 40 - frutto di appassionate ricerche del  collezionista piacentino Alberto  Muselli che nell’ambito della  miriade di oggetti e materiali commercializzati dalla famiglia di rigattieri, per decenni ha selezionato materiali dismessi di ogni tipo, che secondo il suo consapevole giudizio potevano ancora essere riutilizzati o fornire testimonianze storiche e aspetti di archeologia industriale.

Le linee portanti della rassegna sono state illustrate in conferenza stampa nella sala del Consiglio della Provincia dal vicesindaco di Pontedellolio Fabio Callegari, dal maestro del lavoro Claudio Lisetti e da Lodovico Volpari presidente della Società di Mutuo Soccorso, che ha curato l'allestimento e i servizi al pubblico in stretta collaborazione con il Comune.

La mostra ha sede nei vasti e suggestivi ambienti nel piano terreno delle tre fornaci (la prima risale al 1890), un tempo utilizzate per la cottura del sasso calcareo e l’ottenimento della calce viva abbondante nell'area valnurese, complesso riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna come bene culturale di archeologia industriale italiana.

La mostra di questa speciale collezione di stufe - che non ha precedenti - riunisce modelli in misure ridotte, costruite e usate dal 1800 al 1950, in Italia e all’estero, che servivano a

presentare i modelli sempre più aggiornati di stufe economiche con la capacità di attivare e conservare il fuoco per le varie attività domestiche. Le stufe economiche infatti servivano a riscaldare l'ambiente e a cuocere vivande e cibi, sfruttando la medesima energia termica e mantenendo in sicurezza le fiamme vive. Si tratta di manufatti rari e inconsueti, che aprono uno scenario sulle condizioni di vita tra Otto e Novecento e sulla vita quotidiana di una casa di tipo ordinario.

I modelli in esposizione sono anche perfettamente funzionanti come alimentazione e riscaldamento e hanno lo scarico dei fumi visibile procurato da un tubo in metallo con la funzione di canna fumaria quindi di pratica installazione senza interventi murari, come era sempre avvenuto per il camino e il focolare.

I visitatori avranno la possibilità di apprezzare il grande pregio artigianale dei modelli esposti caratterizzati da forme e rifiniture di alta qualità, che rivelano uno stile e una cultura estetica differenziate: il prodotto italiano è razionale, sobrio e introduce la smaltatura con bordure degli sportelli nichelati, quello spagnolo è slanciato e utilizza le bordure in ottone (richiamando le caratteristiche dorature dell'arte barocca), quello francese è ben articolato ed evidenzia bordure con barre in ferro; quello tedesco presenta sportelli e piedi in ghisa decorata a rilievi con motivi astratti e propone anche un inconsueto funzionamento ad acetilene, quello rumeno smaltato bianco è a forma cilindrica con cerchiature e sportello unico in acciaio nichelato.

È probabile che questi modellini, che come detto sono perfettamente funzionanti, oltre ad essere il “promo” nei negozi di vendita ai clienti o nelle grandi esposizioni, fossero anche presentati nelle scuole tecniche a indirizzo professionale a uso didattico.

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