Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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«Accoglienza dei minori: superare i limiti socio-materiali e culturali per una reale integrazione»

All’Università Cattolica il seminario “Tra dentro e fuori: l’esperienza migratoria dei minori stranieri nel contesto attuale”, organizzato dalla facoltà di Scienze della formazione e rivolto a tutte le figure educative

Accoglienza dei minori stranieri non accompagnati: è necessario interagire in uno scambio di idee ed opinioni, in una relazione di reciprocità, perché sono un’occasione di crescita per tutti; le migrazioni sono uno specchio della natura della società, per verificare se è capace di includere o escludere. Una problematica di straordinaria attualità anche per la società italiana ed europea, ma che riguarda poi tutto il mondo e che è caratterizzata da numerosi esempi nel passato, pur in contesti storico- sociali ed economici completamente diversi.

Se ne è parlato all’Università Cattolica presso l’aula Piana in un seminario “Tra dentro e fuori: l’esperienza migratoria dei minori stranieri nel contesto attuale” organizzato dalla facoltà di Scienze della formazione piacentina che celebra nel 2019 il suo ventennale, ed era rivolto verso tutte le diverse figure educative, dai genitori, agli insegnanti ed agli educatori, nonché agli studenti sia dell’Università come delle Superiori cittadine.

Il convegno si inserisce nelle iniziative culturali della mostra “Dis-chiusure. Il violino con il filo spinato di Jannis Kounellis alla Galleria Alberoni” , «un evento che - ha ricordato il Presidente dell’Opera Pia Giorgio Braghieri nel suo saluto- è stato creato per sollecitare l’attenzione alle problematiche dei carcerati, per portare loro un messaggio di speranza».

«Gli ultimi dati relativi ai minori stranieri non accompagnati - ha ricordato il prof. Pierpaolo Triani coordinatore dell’incontro - ricordano che sul territorio italiano sono 8.537, di cui il 92,4% sono maschi. Di questi l'85% circa sono 16-17enni, la fascia più problematica sovente di 2° generazione», ha rammentato la professoressa Antonella Arioli che, con la collega prof.ssa Alessandra Augelli docente di Pedagogia interculturale della Cattolica di Piacenza, ha partecipato al dibattito.

«Gli attuali cambiamenti legislativi e socioculturali sui processi di integrazione interculturale - ha ricordato l’Augelli - fanno avvertire la necessità di curare dei presidi formativi di riflessione comunitaria sulle dinamiche migratorie e su ciò che comportano a livello relazionale ed educativo, con uno sguardo particolare ai soggetti più vulnerabili e bisognosi di tutele, i minori. Del resto i minori stranieri non accompagnati affrontano contemporaneamente più sfide  e si trovano più facilmente a vivere possibile esperienze di devianza e di emarginazione; allo stesso tempo mettono a disposizione della nostra realtà risorse e possibilità inedite».

Un concetto pienamente condiviso dalla professoressa Maria Grazia Santagati che ha ribadito il «valore sociale e formativo delle migrazioni che, in controtendenza, possono offrire anche esperienze di riscatto sociale e contesti di integrazione, soprattutto nelle seconde generazioni. La crescente diversità - ha osservato- genera il conflitto, soprattutto quando ci sono, come in questo momento, poche risorse. Il contatto è l’origine ed il modello per sviluppare legami positivi, ma se ci sono condizioni agevolanti. Interagire significa scambio di idee ed opinioni in una relazione di reciprocità».

A questo proposito, ha citato il premio Nobel per la pace J.Addams che riconosce nell’intercultura la base del modello democratico. «Ha impatto sulla formazione: adattarsi al nuovo; ma è pure riconoscimento di competenze ed abilità». Ed ha ricordato il progetto Su.Per dell’Università di Brescia per  valorizzare l’esperienza positiva e il vissuto di studenti, anche provenienti da paesi diversi, capaci di raggiungere ottimi risultati.

«L’emigrazione è dunque un momento formativo, un nuovo corso di azioni che parte dallo svantaggio agendo sui limiti socio- materiali e culturali che impediscono il cambiamento sociale».

Assieme agli approfondimenti teorici il seminario ha voluto offrire la possibilità di ascoltare racconti di prima mano sull’esperienza migratoria, cercando di realizzare il passaggio "dalla folla al volto", da movimenti e flussi generalizzati a confronti in prima persona. Per aiutare il conseguimento di questo obiettivo, è seguito il racconto di Abdirhaman, un minore straniero non accompagnato e la proiezione del film “My name is Adil” con la presentazione a cura di Adil Azzab,  co-regista e protagonista. 

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