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Libera nelle scuole

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Aemilia, Libera: «Fondamentale il risveglio delle coscienze e una comunità che antepone il bene comune alle speculazioni»

Libera Emilia-Romagna interviene motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione del rito abbreviato di “Aemilia”

Pochi giorni fa sono state depositate le motivazioni della sentenza di Cassazione che, il 24 ottobre 2018, aveva confermato 40 delle 46 condanne del rito abbreviato del troncone principale di Aemilia. La sentenza aveva confermato, anche nell’ultimo grado di giudizio, l’impianto accusatorio: la ‘ndrangheta emiliana ha agito in modo autonomo e si è radicata profondamente in regione. «Un punto non scontato – interviene l’associazione “Libera” - che era stato contrastato in tutti i modi dalla difesa, in particolare attraverso la richiesta di celebrare il processo non in Emilia-Romagna ma in Calabria, tentando così di allontanare l’attenzione che si era venuta a creare, dopo l’Operazione Aemilia, sul radicamento mafioso nel nostro territorio. Le motivazioni della sentenza di Cassazione confermano quanto emerso in questi ultimi anni: lo scopo della ‘ndrina emiliana era quello di infiltrarsi in maniera capillare in un tessuto economico florido e quindi “estremamente propizio all’affermazione degli organismi imprenditoriali in mano all’associazione, ovvero ad essa soggiogati, in pregiudizio alla libera concorrenza”. Questo avveniva attraverso usure ed estorsioni a danno di imprenditori, attraverso la costituzione di un consorzio di imprese edili e attraverso un sistema di “truffe carosello” che permettevano il riciclaggio delle somme di provenienza illecita della cosca. E grazie a tutti quei professionisti, condannati per concorso esterno in associazione mafiosa, che hanno messo a disposizione della ‘ndrangheta emiliana le proprie competenze, capacità e conoscenze, permettendo così il radicamento della mafia in profondità nel tessuto economico, sociale e imprenditoriale del territorio emiliano-romagnolo».

«Le motivazioni della sentenza definitiva del rito abbreviato di Aemilia - afferma Daniele Borghi, referente di Libera Emilia-Romagna - dimostrano ulteriormente la pericolosità della ‘ndrangheta in regione, già sostenuta con forza dalla Procura Generale nell’impianto accusatorio. Sin dall’inizio Libera si è costituita parte civile nell’ambito del procedimento, proprio per ribadire quanto la ‘ndrangheta leda e soffochi i diritti della società civile e responsabile. Come Libera proseguiremo nel nostro lavoro quotidiano fatto di impegno e responsabilità, forti di questo importante risultato. Le infiltrazioni mafiose, che interessano questo territorio come ormai la maggior parte delle zone del Paese, si contrastano con la repressione e gli strumenti giudiziari, ma il primo e imprescindibile strumento rimane il risveglio delle coscienze, l’orgoglio di una comunità che antepone il bene comune alle speculazioni e ai privilegi, contrastando in tutte le sedi la criminalità organizzata e i suoi complici. Per questo motivo abbiamo deciso di costituirci parte civile anche nel procedimento “Aemilia 1992”, per continuare l’attività di partecipazione e presenza responsabile dentro e fuori le aule di giustizia, per immaginare queste ultime come luoghi di giustizia abitati dai cittadini che vogliono esercitare il loro diritto di partecipazione, per essere civili e di parte».  

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