Africa Mission, il report delle attività anti-Covid in Uganda

A Moroto consegnate 1200 mascherine, 470 litri di sapone liquido e 1200 termometri. Tanti i pozzi riabilitati. Ora si affronta l'emergenza colera

Non sono mai stati a guardare in 48 anni di attività in Uganda. E non lo hanno fatto neppure stavolta i volontari di Africa Mission Cooperazione e Sviluppo che, per fronteggiare il contagio del coronavirus, hanno realizzato mascherine e sapone liquido, distribuito termometri e continuato a riattivare pozzi.

Nella sede di Moroto attualmente vivono tre giovani operatori, Benedetta Gallana, Francesco Ghibaudi e Federico Tosca che è originario di Castelsangiovanni: sono loro a gestire e operare all’interno dei diversi progetti che il Movimento porta avanti in Uganda e che con il coronavirus sono stati temporaneamente sospesi.

«Abbiamo prodotto 1200 mascherine realizzate con tessuto lavabile e riutilizzabile e 470 litri di sapone liquido, oltre ad aver partecipato a 5 incontri di coordinamento a livello distrettuale e infine distribuito 1200 termometri – spiegano i ragazzi – abbiamo anche curato il servizio di riabilitazione pozzi nei distretti di Napak e Moroto richiesto dal Governo Ugandese».
Chi sono i beneficiari di queste attività? Sono i dipendenti di Africa Mission, i centri di salute supportati dal Movimento e dalla diocesi di Moroto, la prigione e le autorità locali di Moroto, i dipendenti pubblici e infine la popolazione locale.

«In questo periodo abbiamo riattivato 10 pozzi nel distretto di Moroto a beneficio di 8 comunità e 2 scuole primarie per un totale di 5.580 beneficiari – spiega il direttore di Africa Mission Carlo Ruspantini – quest'ultima attività di riabilitazione pozzi ci è stata richiesta dal governo ugandese ed è di fondamentale importanza: il mancato funzionamento di un pozzo obbliga infatti la gente dei villaggi a spostarsi e a beneficiarne di un altro e questo porta alla creazione di raggruppamenti numerosi intorno alla fonte d'acqua, aumentando la possibilità di contagio e diffusione del virus».
Il Movimento comunque fin dall’inizio si è attivato per limitare il contagio: in marzo, alla comparsa dei primi casi di Covid-19 in Uganda, erano già stati realizzati degli incontri di sensibilizzazione nelle sedi di Kampala, Moroto e Alito.

«Siamo poi entrati a far parte di un Comitato per l'Emergenza, a cui partecipa il coordinatore della sede di Moroto Kul Chandra», va avanti a spiegare Ruspantini.

Lo staff ora è alle prese con un altro contagio: quello del colera con un focolaio che è stato riscontrato nei dintorni di Moroto. Africa Mission è entrata a far parte del Comitato della Task Force contro il colera e ha messo a disposizione il "Centro donne di Loputuk" come centro di isolamento. Il dispensario di Loputuk e il vicino centro polifunzionale, dove negli ultimi anni vengono svolte attività educative e formative con le donne provenienti dall'intera area popolata da circa 20.000 persone, sono stati costruiti da don Vittorione nella seconda metà degli anni Ottanta.

Non sono mai stati a guardare in 48 anni di attività in Uganda. E non lo hanno fatto neppure stavolta i volontari di Africa Mission Cooperazione e Sviluppo che, per fronteggiare il contagio del coronavirus, hanno realizzato mascherine e sapone liquido, distribuito termometri e continuato a riattivare pozzi.

Nella sede di Moroto attualmente vivono tre giovani operatori, Benedetta Gallana, Francesco Ghibaudi e Federico Tosca che è originario di Castelsangiovanni: sono loro a gestire e operare all’interno dei diversi progetti che il Movimento porta avanti in Uganda e che con il coronavirus sono stati temporaneamente sospesi.

«Abbiamo prodotto 1200 mascherine realizzate con tessuto lavabile e riutilizzabile e 470 litri di sapone liquido, oltre ad aver partecipato a 5 incontri di coordinamento a livello distrettuale e infine distribuito 1200 termometri – spiegano i ragazzi – abbiamo anche curato il servizio di riabilitazione pozzi nei distretti di Napak e Moroto richiesto dal Governo Ugandese».
Chi sono i beneficiari di queste attività? Sono i dipendenti di Africa Mission, i centri di salute supportati dal Movimento e dalla diocesi di Moroto, la prigione e le autorità locali di Moroto, i dipendenti pubblici e infine la popolazione locale.

«In questo periodo abbiamo riattivato 10 pozzi nel distretto di Moroto a beneficio di 8 comunità e 2 scuole primarie per un totale di 5.580 beneficiari – spiega il direttore di Africa Mission Carlo Ruspantini – quest'ultima attività di riabilitazione pozzi ci è stata richiesta dal governo ugandese ed è di fondamentale importanza: il mancato funzionamento di un pozzo obbliga infatti la gente dei villaggi a spostarsi e a beneficiarne di un altro e questo porta alla creazione di raggruppamenti numerosi intorno alla fonte d'acqua, aumentando la possibilità di contagio e diffusione del virus».
Il Movimento comunque fin dall’inizio si è attivato per limitare il contagio: in marzo, alla comparsa dei primi casi di Covid-19 in Uganda, erano già stati realizzati degli incontri di sensibilizzazione nelle sedi di Kampala, Moroto e Alito.

«Siamo poi entrati a far parte di un Comitato per l'Emergenza, a cui partecipa il coordinatore della sede di Moroto Kul Chandra», va avanti a spiegare Ruspantini.

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