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Adriano Guglielmetti

Adriano Guglielmetti

“Aggiustatutto” da mezzo secolo in piazza Cittadella: «Un negozio in via di estinzione»

Il 76enne Adriano Guglielmetti nel 1974 ha aperto il centro di riparazione di piccoli elettrodomestici: «Ora lo faccio per passione e per mantenere un contatto con la gente»

«Mia moglie dice che questa lampadina dovrebbe essere lunga 5 centimetri e invece è 4,5 centimetri». Il negoziante prende il metro e misura pazientemente l’oggetto posato sul bancone sotto lo sguardo dell’anziano cliente. «Il rasoio mi è caduto a terra “di testa”, ho provato a metterlo a posto da solo, può controllarlo?» domanda il secondo arrivato, più giovane, ma con lo stesso tono preoccupato e speranzoso, che pare distinguere la voce di tutti quelli che varcano la porta del “Centro riparazione rasoi” di piazza Cittadella. Ad attenderli c’è sempre lui, “l’aggiustatutto” Adriano Guglielmetti, 76 anni compiuti, primario della storica clinica piacentina per pazienti muniti di cavi e interruttori.frullatore-2

«In principio ero nella zona di piazza Borgo, poi nel 1974 mi sono trasferito qui; mi occupavo solo di rasoi, ma con il tempo ho esteso le riparazioni a tutti i piccoli elettrodomestici e ora sono un dinosauro in un negozio in via di estinzione» commenta ridendo. In effetti questo “bric-à-brac” in versione elettrica sarebbe il set perfetto per un docu-reality o per un’indagine antropologico-culturale su una pratica che ormai sa di passato. «Oggi si rivolgono a me soprattutto persone anziane, a volte entrano anche solo per avere un consiglio - racconta Guglielmetti - sono affezionate ai loro vecchi apparecchi, spesso più robusti di quelli che si producono adesso e non vogliono separarsene». Intanto appare un'altra cliente che consegna nella mani del riparatore una grattuggia: «Ho fatto un disastro; ci ho infilato dentro una forchetta per cercare di rimuovere del formaggio e non funziona più. Non voglio buttarla, non ne ho più viste in giro come queste».

«Quando non ci posso fare nulla chiamo i proprietari per avvertirli - aggiunge Guglielmetti - chiedo loro se posso buttare l'apparecchio; mi rispondono “no no, passo a prenderlo comunque” e invece magari me lo ritrovo ancora qui in attesa a distanza di due anni». Ne sono testimoni le vetrine e lo spazio interno del negozio, invasi da orologi, ventilatori, lampade, sveglie, radio, robot da cucina, impianti stereo, aspirapolvere, ferri da stiro, epilatori, bollitori, videoregistratori ecc.: una piccola expo del modernariato quotidiano. Estraendo dalla sportina di plastica una macchinetta del caffè un altro cliente sottopone a Guglielmetti il problema:«È diventata incontinente, perde acqua appena finisco di utilizzarla». Pochi minuti e giunge un’altra richiesta: «Non gira bene» lamenta una signora, aspettando di conoscere le sorti del suo frullatore.

«È una istituzione - lo dica - non può andare in pensione» esclama un ultimo cliente, allontanandosi soddisfatto con una lampada a led rimessa a nuovo sotto il braccio. In realtà Adriano Guglielmetti è già in pensione da qualche anno, ma a chiudere l’attività per ora non ci pensa. «Lo faccio per passione, anche perché questa non è più una professione remunerativa. Le cose sono cambiate, ma è anche normale che sia così. Al giorno d’oggi se un apparecchio si rompe lo buttiamo, non conviene più farlo aggiustare. Tanti non sono neppure più "apribili" e diventa molto laborioso metterci mano. Sono oggetti che paghiamo poche decine di euro e per ripararli potrebbero essere necessarie anche tre ore, si fa prima a comprarne uno nuovo, per questo dico che è un posto in via di estinzione». 

Qualche giovane cliente si fa comunque avanti: «Stanno tornando di moda i vinili, i ragazzi magari li riscoprono tra le cose dei loro genitori o dei nonni e portano qui dei giradischi per poterli ascoltare». Durante il periodo di lockdown e di stop obbligato dell'attività la mancanza del via vai di persone al quale il titolare è abituato da quasi mezzo secolo si è fatta sentire. «Vivo a Casalpusterlengo, ma sono piacentino e ho sempre lavorato in questa città; venire qui ogni giorno è anche un modo per restare vivo e mantenere un contatto con la gente». Dopo aver trascorso poco più di mezzora all'interno del negozio è difficile immaginare che possa venirgli a mancare.

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