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Al rifugio Caritas "Il Nido" si cercano volontari per cucinare per i senzatetto

«Si tratta di venire ogni tanto, per un impegno che non va oltre un paio d’ore, dalle 18,30 alle 20,30 circa» 

Fare famiglia per coloro che hanno perso tutto o quasi. Magari semplicemente cucinando per loro e mangiando insieme a loro perché anche in questi semplici gesti quotidiani possano sentire un po’ di quel calore umano di cui hanno estremamente bisogno. L’associazione “La Ricerca” che gestisce il rifugio Caritas per senza fissa dimora “Il Nido” di via Grondana propone ai piacentini che vogliono “farsi prossimi” un’esperienza di volontariato insolita: «Si tratta di venire ogni tanto, anche una volta a settimana, a preparare la cena per gli ospiti del dormitorio e, chi vuole, può anche fermarsi a mangiare con loro e poi insieme sparecchiare, e dare una mano a lavare i piatti e a rassettare la cucina. Un impegno che non va oltre un paio d’ore, grosso modo dalle 18,30 alle 20,30» spiega Anna Papagni, referente dei volontari impegnati nella onlus fondata da don Giorgio Bosini. Al momento ce ne sono una decina che si alternano nei turni di notte e per portare i pasti pronti dalla mensa Caritas al “Nido” di via Grondana. «Ora vogliamo sperimentare quanto sta già avvenendo con ottimi risultati nella casa accoglienza intitolata a Don Camminati: vivere insieme il momento della cena aiuta ad instaurare relazioni su un piano di reciprocità che fa bene a entrambe le parti». E’ un’utenza multietnica quella che afferisce al rifugio-Caritas di via Grondana, si tratta in prevalenza di persone provenienti dall’Africa: «Dall’incontro di tradizioni e culture diverse scaturisce tanta ricchezza, è la ricchezza delle diversità».

Al momento gli utenti del dormitorio non superano le 4-5 unità (tanti quante le camere che pur essendo a due letti, vengono utilizzate come singole per ragioni di sicurezza legati al Covid), sono in prevalenza persone che stanno cercando di conquistarsi una propria indipendenza: c’è chi dopo mesi di stenti ha finalmente trovato un’occupazione da magazziniere alla logistica di Castelsangiovanni, o nell’edilizia come muratore, chi ha perso proprio tutto, non solo il lavoro e non sa come procurarsi da mangiare. Accedono al dormitorio passando dal Centro ascolto della Caritas e una volta ammessi ad usufruire del servizio devono sottoporsi a tampone nasofaringeo. «Una procedura che si esegue tuttavia solo al primo accesso. Per quelli quotidiani ci si affida alle misure di sicurezza previste dalle normative anti-Covid: distanziamento, mascherina e lavaggio delle mani». Chi fosse interessato a saperne di più per dare una mano può contattare direttamente Anna Papagni al 348.8557985 (email: annapapagni@laricerca.net).

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