Alcune lezioni utili che questa emergenza ci ha suggerito per il nuovo ospedale

Coronavirus e nuovo ospedale a Piacenza. Riflessioni a 360 gradi su quanto successo nel lodigiano e nel piacentino

Gli ultimi decreti legge, ordinanze e deliberazioni ministeriali, regionali, comunali con relative indicazioni “perentorie” della Protezione e Usl nei diversi territori coinvolti dal coronavirus portano a fare una riflessione più ampia e diversa rispetto alla normale “programmazione” della costruzione di un nuovo ospedale a Piacenza, della sua funzione e della sua organizzazione. Credo che il Coronavirus abbia fatto capire a molti quanto siano diversificate e modificabili anche le cognizioni patologiche e terapeutiche del malanno virale-batterico: quello sconosciuto, ovvero così facilmente diffondibile e alterabile in poco tempo che anche le strutture fisse e mobili sanitarie devono sapersi adeguare. Che situazione sanitaria-igienica-virale avremo fra 20 anni sul nostro pianeta? Abbiamo visto che non si può più parlare di malattie locali, si deve essere molto attenti nella prevenzione ordinaria, bisogna avere “mente lunga”, capacità di scelte urgenti anche impopolari, senza freni political correct, superando le correttissime regole di privacy, di non allarmismo, non terrorismo. Nello stesso tempo la lentezza o in non avvio subito di certe procedure preventive drastiche e incidenti possono poi creare panico, paure perché i Comolli-2numeri, gli sciacalli, i saccenti del dopo sono ancor più dannosi, deleteri.

Si poteva programmare fin da subito una “autodenuncia” obbligatoria per chi avesse avuto o intrattenuto qualunque tipo di rapporto personale e geografico di contatto con il mondo cinese, senza colpevolizzare a priori, senza nessun accanimento… ma una semplice indagine. Avremmo avuto già a inizio gennaio un elenco in tutta Italia, magari di 10.000 persone e più, di chi si potevano presumere portatori sani o non di un Coronavirus contratto senza saperlo e solo per condizione di vita e di rapporti. Non ho nessunissima cognizione medica, ma è solo un ragionamento che avrei fatto come manager di grande impresa per salvaguardare i miei dipendenti e collaboratori di fronte a qualunque azione esterna che avrebbe anche solo marginalmente inficiato poi tutta la macchina produttiva creando ben più danni in assoluto. Nessuno attacco e terrorismo, solo precauzione basata su autodeterminazione, autoresponsabilità… evidentemente sanzionando chi non collabora…come poi oggi è stato deciso dal tavolo di crisi dei Ministeri sanità e interno.

NUOVO OSPEDALE IL SERVIZIO ALLA PERSONA DELLA TERAPIA INTENSIVA AIUTERÀ A SCEGLIERE?

Credo che questo cataclisma caduto addosso ai nostri cugini “codognini”, a noi così vicini, ci debba far riflettere anche su tutto il sistema strutturale e infrastrutturale sanitario, igienico, logistico, preventivo, curativo. Mi sembra un brutto esempio che conferma l’importanza non più di creare ospedali divisi per “clinica e medicina”, ma debba costruirsi uno (o più) siti ospedalieri in base alla cura patologica e per servizio globale al malato, paziente in cui età, sanità generale, condizione di vita oggi sono fattori simili alla decisione di un intervento chirurgico o ortopedico o una diagnosi. Noi piacentini siamo addirittura pendolari cronici per lavoro e per studio, per cui oggi portare in giro malanni non è una eccezione improbabile, per cui creare un mega-ospedale unico di 5 piani dove tutto è concentrato in verticale, senza spazi, senza soluzioni a fisarmonica, senza capacità di accoglienze di punta e volumetriche, senza una strategia rivolta ai due momenti salienti di “vita” di qualunque paziente, diventa una spesa e una costruzione già vecchia, già passata, non in linea con le novità sanitarie che il mondo pian piano ci sta presentando. I due momenti salienti di un paziente sono: accettazione e profilassi finale con uscita dal nosocomio. Credo che un buon costruttore, visto che è possibile come si vede in altri paesi nel mondo, debba saper pianificare anche architettonicamente queste urgenze prioritarie di servizio “sanitario” al cittadino e non urbanistico.

Soluzioni concrete non teoriche. Perché non prevedere 2-3 piccoli ospedali orizzontali a Piacenza? Soprattutto almeno tre mega-pronto soccorso tematici grandi, efficienti, con dottori specializzati e primari, non lasciando sole le guardie mediche. Tutti i pronto-soccorso possono essere ottimi day-hospital. Oppure possono restare come una accettazione e smistamento continuo di tutte le istanze, mentre possono essere il primo punto di riferimento qualificato per uno specifico malanno. In questa visione gli ospedali esistenti di Villanova, Fiorenzuola, Castello, Bobbio non sono più solo una risposta geografica ma possono essere riferimento sanitario per pazienti e malati con patologie simili ben definite, attrezzate a dovere. E’ evidente che la “pianificazione” deve essere distribuita in base alle patologie , alla assistenza offerta dalle famiglie del malato, dalla tempistica della degenza e dalla distribuzione demografica piacentina. Il Guglielmo da Saliceto può allora avere un migliore rapporto posti letto-superficie per lungo degenza, terza età e neuroclinica, migliorando efficienza energetica, sostenibilità, viabilità, servizi pubblici (parcheggio sottoterra e metro di superficie), ampliando il suo pronto-soccorso come day hospital. Un altro super pronto-soccorso potrebbe essere dedicato alle malattie infettive e virali che oggi sembrano diffuse a tutte le età, spesso rientrano in diagnostiche di patologie indecifrabili, sia di carattere infettivo che infiammatorio, che congenito. Come dicono molti esperti internazionali. 

Non dimentichiamo poi un altro parametro: invece di costruire 180.000 mq di fabbricato su una area di 200.000 si potrebbero costruire 3 centri da 60.000 mq cadauno su 150/200.000 mq di area verde, attrezzata, fruibile e sicuramente “più bella” anche per chi è dentro le stanze.  Inoltre un solo e unico nuovo-megagalattico ospedale crea subito il grave costo del riciclaggio del vecchio, ulteriore area senza scopo, ulteriore immobile senza destinazione, tempi intasati o vuoti. Credo anche che una divisione di competenze sanitarie, per degenze tematiche separate e ben definite sia salutare per tutto il mondo medico. Inoltre più costruzioni possono avere sostegni finanziari aggiuntivi a fondo perduto dalla UE per coesione sociale, risparmi energetici, ambiente, viabilità... Siamo ancora in tempo a far capire a Regione e Usl le vere necessità dei piacentini emiliani di… confine? 

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