Giovedì, 18 Luglio 2024
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Alla "Dante" piacentina un percorso storico culturale dove si parla di Barocco 

Un approfondito viaggio nel Barocco, stile che nelle arti ha caratterizzato il Seicento, è stato l’interessante argomento trattato dal dottor Roberto Laurenzano, presidente del Comitato provinciale della Dante Alighieri, con partner organizzativo la Famiglia Piasinteina

Un approfondito viaggio nel Barocco, stile che nelle arti ha caratterizzato il Seicento, è stato l’interessante argomento trattato dal dottor Roberto Laurenzano, presidente del Comitato provinciale della Dante Alighieri, con partner organizzativo la Famiglia Piasinteina.

«Lo stile barocco, 1610-1690 (ma, in effetti, presente ancora fino a metà ‘700) - ha esordito Laurenzano - è fenomeno tutto italiano, anche se poi diffusosi in Stati europei e d’Oltreoceano. La sua nascita trae origine dall’intento degli artisti di non volersi più sentire legati alla rigidità dei canoni classici, ma di poter attuare una piena libertà espressiva, di ideazione e fantasia, nel segno di una “grandiosità” capace di suscitare effetti di stupore e meraviglia nello spettatore. Abbandonato lo stretto sentiero del passato, il nuovo stile patrocinava apertura alla spettacolarità e alla magnificenza nelle arti figurative, oltre che nella poesia e letteratura, con forme stilistiche che fossero capaci di “far inarcar le ciglia”, come diceva il Chiabrera, e G.B. Marino (fondatore della poetica suddetta) con il suo “Chi non sa far stupir, vada a la striglia!”».

Nel campo letterario, per la verità, pochi sono però i veri grandi del Barocco. Oltre al Marino, meritano citazione il Tassoni, il Basile e il ricordato Chiabrera. Molto più affollato, è invece il campo delle arti figurative. Con la libertà espressiva, effetti fantasiosi, scenografici, sinuosamente movimentati, ricchi di respiro progettuale e decorativo, si realizza una miriade di forme artistiche di alto livello e di coinvolgimento intenso dello stesso spettatore stupefatto. In pittura il Caravaggio (grande simbolo della nuova esigenza stilistica) con l’elemento-luce (e nel contempo anche con penombre e bui) riesce ad imprimere nelle sue opere effetti di fortissima emozione, attuando – ove la scena lo richieda - un  movimento da far sembrare allo spettatore di essere egli stesso attore nel dipinto. Nella scultura nascono opere strepitose di un Gian Lorenzo Bernini, quali, ad esempio, l’Apollo e Dafne scultura che, benché solo marmorea, fa avvertire la realisticità della ricorsa del dio verso la ninfa e la trasformazione di Dafne in albero di alloro. Una rappresentazione di pieno movimento, così come nel Davide, dalla cui forte torsione corporea e da ogni dettaglio della figura (sguardo torvo, veemente movimento della bocca, tiratissima fionda pronta a scattare con il lancio del sasso contro Golia) si rimane intensamente coinvolti quasi al punto di “vedere” lo scaraventar della pietra, e addirittura la presenza di un Golia (che, ovviamente, nell’opera non esiste!).

Nell’architettura, poi, il barocco “naviga a forza 10”, con scenografie, movimenti e sinuosità di facciate di Chiese, decorazioni intensissime negli interni (Gesù Nuovo, Certosa di San Martino, Cappella Sansevero, San Gregorio Armeno, tutte in Napoli), scalinate-scenario con al vertice l’imponenza del tempio (Noto, in Sicilia; Trinità dei Monti a Roma); palazzi nobiliari a duplice scalinata simmetrica laterale convergenti (Napoli); con fontane dalla “parlante” mitologia (Piazza Navona, Parco della reggia di Caserta), tanto per citar solo alcuni esempi nella miriade di capolavori del “barocco” in tutta l’Italia. Così come il grandioso colonnato di Piazza San Pietro in Roma (Bernini), intensissimo nell’abbraccio di tutta la cristianità. Per non parlare poi dello stupefacente barocco “leccese”, che, con “Santa Croce” e la Cattedrale impera, e investe altresì tutta la città, oltre che essere presente nella generalità della Puglia e del Salento. 

Tutto questo nascere di nuovo stile trae la sua ragion d’essere, invero, in varie concause che, attraverso un paio di secoli, avevano alla fine portato a una presa di coscienza del senso di “precarietà” della vita: le scoperte geografiche, la presa d’atto dell’esistenza di un mondo ben più ampio di quello ritenuto e vissuto; le nuove conoscenze astro-cosmologiche (Copernico e Galileo); il conseguente accorgersi del ruolo ben inferiore dell’Uomo, non più “centro universale”, ma solo modesta cellula nell’universo; le vicende non serene ecclesiastiche, con Antipapi, facili immoralità, simonia e nepotismo esasperati, protestantesimo; diminuito ruolo di “punti fermi” quali in passato erano il Papa e l’Imperatore (di là dalle reciproche lotte di supremazia); la guerra seicentesca dei 30 anni (1618-48, nata da apparenze religiose, ma, di fatto, lotta di Potere).

In tutto questo scenario si senti forte la precarietà e il costante mutamento della vita, e, nel cercare libera ispirazione artistica, si avvertì ancor di più, nello stesso tempo, il valore del soprannaturale, cosa che agevolò ulteriormente la crescita religiosità, e lo stesso ascetismo e misticismo.

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