Anche a Piacenza il Black Lives Matter per la morte di George Floyd

A piazzale Libertà

«Dopo la grande manifestazione di sabato scorso, che ha riportato la Piacenza popolare in piazza per denunciare l'ipocrisia della politica nella gestione del Coronavirus,  il 10 giugno alle 16 in piazzale Libertà si è svolto il Black Lives Matter piacentino (per la morte di George Floyd a Minneapolis). Non si tratta solo di dare solidarietà alle sacrosante rivolte negli Usa, ma di dire chiaramente che anche l'Italia ha un enorme problema di razzismo istituzionale. Come altro possiamo definire una legislazione che collega al contratto di lavoro la possibilità di restare sul suolo italiano? Dietro la retorica del merito si cela chiaramente solo la volontà di ricattare le persone costringendole ad accettare stipendi da fame e condizioni umilianti». Lo affermano in una nota gli organizzatori della manifestazione che si è svolta nel pomeriggio del 10 giugno a piazzale Libertà, per commermorare la morte del ragazzo americano ucciso dalla polizia a Minneapolis (Usa) alcuni giorni fa.

«E che dire delle vessazioni e degli abusi vissuti - lamentano gli organizzatori della manifestazione - negli uffici delle questure? Dalle mancanze di rispetto fino ai casi più clamorosi che le hanno viste coinvolte. Come commentare i lager "democratici" prima chiamati CIE e ora CPR,  in cui i migranti vengono rinchiusi senza alcun motivo? Piacenza è probabilmente la città in cui più che in ogni altra centinaia e centinaia di migranti, molti dei quali erano stati già stati rinchiusi per oltre un anno in carcere solo perchè sprovvisti di documenti, hanno saputo organizzarsi e sanno oggi difendersi, a partire dai luoghi di lavoro».

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«Ma ciò non cancella la vergogna - proseguono i dimostranti - dell'inclusione differenziale nel recinto della "cittadinanza" e i trattamenti discriminatori ai posti di blocco, ai colloqui di lavoro, in tutte le piccole sfere della quotidianità. Vogliamo solidarizzare con le rivolte negli Usa perché sappiamo che parlano anche ai nostri problemi e alla nostra eccessiva indulgenza tenuta sinora. Siamo lavoratori, studenti, disoccupati, siamo quelli che da 3 mesi stanno aiutando 400 famiglie piacentine in difficoltà a cui ancora non è arrivata la cassaintegrazione. Il nostro essere espressione del popolo non può prescindere dal contrastare questo razzismo quotidiano che va ad ungere i meccanismi della macchina di consenso su cui i politicanti fascisti si costruiscono carriere senza aver mai lavorato un giorno in vita loro».

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