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«Anche a Ferragosto i volontari del soccorso non si arrendono e non si fermano»

Le pubbliche assistenze piacentine di Anpas operative in tutti i territori comunali di Piacenza e provincia per garantire soccorsi tempestivi in caso di necessità. Paolo Rebecchi: «Grandi soddisfazioni dal punto di vista umano, ma anche un carico di responsabilità enorme, oltre ad un impegno difficilmente comprensibile»

Continua incessante l’attività dei volontari piacentini del soccorso anche in questo caldissimo agosto. Sono davvero tante le donne e gli uomini Anpas (Associazione nazionale Pubbliche assistenze) che prestano il loro tempo nei giorni festivi come in quelli feriali, in fascia diurna e notturna H24, per poter assistere la nostra popolazione, persone in situazioni di difficoltà e soccorrere chiunque ne abbia bisogno.
Anche in queste giornate del periodo di Ferragosto, c'è molta attività nelle sale radio delle varie pubbliche assistenze. Oltre a chi svolge attività operativa su auto, ambulanze, pulmini per trasporti sociali, mezzi di Protezione Civile, sono molto impegnate anche quelle figure che hanno il compito di gestire i turni di servizio, che in un periodo di ferie, risultano ancor più complessi da organizzare.
Le 13 pubbliche assistenze piacentine aderenti ad Anpas, ognuna con la propria autonomia gestionale e amministrativa, contribuiscono ad operare, in ambiti differenti, principalmente a Piacenza, Fiorenzuola, Castelsangiovanni, Pontedellolio, Carpaneto, Monticelli, Travo, Rivergaro, Cortemaggiore, Lugagnano, Vernasca, Gossolengo, Gropparello, San Giorgio, Calendasco, Morfasso e Ferriere.

«Ringrazio di cuore i presidenti, i responsabili, le volontarie e i volontari, i dipendenti, perché vivere le nostre associazioni a pieno, porta grandi soddisfazioni dal punto di vista umano, ma anche un carico di responsabilità enorme, oltre ad un impegno difficilmente comprensibile. Anche in queste giornate afose, il nostro compito è quello di supportare la rete 118 ed essere presenti dove esiste una difficoltà, un disagio, o semplicemente il bisogno di fare due chiacchiere» sottolinea Paolo Rebecchi, coordinatore di Anpas Provincia di Piacenza e membro della direzione nazionale a fianco del Prof. Fabrizio Pregliasco.

Giorgio Villa, coordinatore di Protezione Civile di Anpas Provincia di Piacenza, ricorda il grande impegno che tutta l'associazione sta portando non solo nella nostra provincia a supporto della attività ordinarie, ma anche presso la sala operativa unificata presente a Bologna, oppure nelle aree nazionali colpite dai terribili roghi che alimentano purtroppo le cronache quotidiane.
Michela Secchi, volontaria Anpas e presidente della pubblica assistenza Croce Verde Morfasso, spiega che «la settimana di Ferragosto è particolare nel Comune di Morfasso: il territorio si ripopola e arrivano villeggianti, emigrati e tante persone alla ricerca dei bellissimi paesaggi e buonissimi piatti dell’alta Valdarda. Anche in tempo di Covid, Ferragosto 2021 si prospetta affollato. La pubblica assistenza Croce Verde è operativa con un suo equipaggio in caso di necessità, con la speranza e l’augurio a tutti di poter trascorrere una giornata serena e spensierata con famiglia ed amici».

Matteo Sozzi, volontario Anpas e vicepresidente della pubblica assistenza Valtrebbia sottolinea così il ruolo del volontariato in aree lontane dalla città: «In montagna le ambulanze diventano più piccole, più potenti e a trazione integrale: non si arrestano davanti ai boschi, ai campi di fango o alla neve alta e vogliono passare anche dove la via è tanto stretta che bisogna chiudere gli specchietti per non urtare. Come le loro ambulanze sono i volontari delle pubbliche di collina e montagna. Non si arrendono e non si fermano. Sanno che se non ci sono le forze per un accompagnamento in ospedale, un anziano o un disabile rinuncerà a una visita, a una terapia, al suo diritto alla salute. Sanno che se non è possibile aiutare l’Asl a portare su e giù per la valle i ricoverati, avrà vita meno facile quell’ospedale di montagna che sta lì come un porto amatissimo, sicuro e soprattutto vicino. Sarà forse anche per questo che in montagna le sirene si usano poco: quando ti vedono, ti lasciano subito passare e se hai bisogno ti fanno pure strada e ti accompagnano, specialmente di notte. La gente conosce bene la divisa della Pubblica, anche solo per aver chiamato almeno una volta il 118 per un familiare o un vicino che stava male. L’aiuto avuto in certe situazioni non si può dimenticare, come pure il volto di chi correva rapido in soccorso nel momento del bisogno. Nei mesi bui della chiusura per Covid telefonavano in Pubblica per farsi portare farmaci e cibo. Raccontano che quarant’anni fa d’inverno chiamavano in sede coloro che rimanevano senza legna. La popolazione ha sempre saputo che sulla Pubblica ci si può contare. La responsabilità che il milite si sente addosso è il suo orgoglio e la sua forza. Gli impone sacrifici, lo spinge a formarsi perché elevatissima sia sempre la qualità dell’intervento, lo obbliga a trovare soluzioni ai tanti, tantissimi problemi che nascono ogni giorno. Soprattutto lo riempie di soddisfazione. Per questo tra militi si sta bene, anche se alle spalle ci sono storie ed esperienze tanto diverse. Non a caso in sede ci si passa volentieri anche a far due chiacchiere, mangiare, giocare, ridere insieme. Perfino a piangere quando il dolore colpisce. Perché ciascuno vuol bene a quel che l’altro fa e rappresenta: una passione, uno stile, un servizio. Che si riconoscono nel collega e si sa essere anche i propri».

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