Giovedì, 29 Luglio 2021
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«Per fare opere belle servono equilibrio interiore e coraggio»

Intervista all'architetto Carlo Ponzini in occasione dell'inaugurazione dell'evento "10x10=100" allestito a palazzo Galli: «La mia fortuna? Aver avuto un padre dolce che mi ha lasciato libero»

L'architetto Carlo Ponzini (Foto Del Papa)

«La bellezza? E' difficile da intraprendere, difficile da capire in pieno: la si raggiunge attraverso tre parti del nostro agire che devono passare per il cervello, il cuore e soprattutto il coraggio. Quando questi tre input risiedono nelle cose che fai, allora puoi cercare di fare opere d'arte». L'architetto Carlo Ponzini - la cui azienda di famiglia, tramandata da generazioni, è un'istituzione per Piacenza - ha creato tante opere negli ultimi 30 anni. Chi meglio di lui potrebbe oggi, nella nostra città, dare valore ed esperienza di spessore nel parlare di concetti così alti come quello, appunto, di bellezza, ma anche di design, urbanistica, senso interiore ed esteriore? Le sue parole, sempre misurate e pesate, hanno aperto nel pomeriggio del 3 maggio a Palazzo Galli quello che è sicuramente l'evento artistico più importante di quest'anno, la rassegna “10x10=100” (10 eventi di architettura e design per 10 giorni), allestita per festeggiare i cento anni di attività dell’azienda della Famiglia Ponzini. 

In prospettiva di passare, in futuro, il testimone alla figlia Paola (che si sta formando in architettura presso una importantissima scuola svizzera) l'architetto Carlo Ponzini parla con grande sincerità del rapporto con il padre, sottolineando di voler anche lui fare così, a sua volta, con la giovane figlia: «ho avuto la fortuna di un padre dolce, che mi è stato vicino e mi ha lasciato sempre libero. Questo mi ha aiutato a non avere paura, soprattutto in quei momenti in cui avverti il peso di una responsabilità tanto grande quanto lo è un'azienda che si tramanda da generazioni».

Un artista di questo calibro non può, ovviamente, non mostrare anche un'altissima sensibilità interiore: «Credo che prima di tutto dobbiamo realizzare un'opera d'arte in noi stessi: se abbiamo serenità dentro di noi, sappiamo come trasmettere agli altri cose belle e armoniose. Mi piace pensare che dovremmo avere due libri: quello delle cose che facciamo, e quello in cui annotiamo come un diario il perché le abbiamo fatte, qual era il nostro stato d'animo. Essere in equilibrio dentro noi stessi, e saperlo trasmettere: da qui parte il "bello"».

«Abbiamo pensato questa manifestazione per riversare sul territorio quello che il territorio stesso ha dato a noi, e siamo convinti che la cultura sia il mezzo giusto per arrivare alla gente. Davanti a una vendita on line così aggressiva come quella di oggi, dobbiamo far vedere che ciò che noi diamo è un prodotto frutto della nostra esperienza e dalla nostra capacità di adattamento. Desideriamo che in questi dieci giorni ci sia un momento in cui si possa dialogare e parlare di architettura e design: un modo importante per fare una rivoluzione urbana, che possa portare un miglioramento alla città. Con il design nell'arredamento, ad esempio, io posso condizionare quella che è la vita delle persone. E' uno strumento per migliorare la città».

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