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Arci: «I nostri circoli rischiano di non riaprire. Situazione inaccettabile, il Governo agisca subito»

Le parole nel comunicato firmato da Alessandro Fornasari, presidente Arci Piacenza

«Le misure anti Covid dell’ultimo DPCM sono un colpo durissimo per l'Arci e per tutto l’associazionismo di promozione sociale. I nostri oltre 4mila circoli in tutta Italia resteranno chiusi fino al prossimo 24 novembre e in tantissimi rischiano di non riaprire più». Queste le parole nel comunicato firmato da Alessandro Fornasari, presidente Arci Piacenza.
«Oltre 1 milione di socie e soci saranno privati di spazi ricreativi, di socialità, di associazionismo, di arricchimento culturale, di 
partecipazione, di contrasto alla solitudine. Attività che negli ultimi mesi abbiamo continuato a svolgere nel pieno  rispetto delle regole anti contagio e con grande senso di responsabilità. Siamo ben consapevoli che l’emergenza epidemiologica non è terminata, come dimostrano i dati allarmanti degli ultimi giorni, e siamo consapevoli che la salute è un bene primario. Anche per questo non comprendiamo il senso dei provvedimenti adottati: le stesse attività svolte da un soggetto profit non possono essere svolte da un’associazione o da un circolo. Pur nel rispetto del medesimo protocollo».
«Siamo stati fra le prime organizzazioni nazionali a promuovere momenti  formativi sulle misure di prevenzione del contagio, convinti che fosse necessario promuovere una socialità responsabile. Siamo però altrettanto convinti che i luoghi di socialità e diffusione della cultura debbano rimanere aperti, tutti nel rispetto dei protocolli, per dare spazi sicuri di vita. Convinti che cultura, socialità e partecipazione siano elementi essenziali, anche in questa fase, per la coesione sociale, la tenuta democratica, la ripartenza e la crescita dei cittadini del nostro Paese. È possibile avere socialità e diffusione della cultura, anche mantenendo la distanza di sicurezza. La crisi legata alla pandemia ha colpito duramente l’associazionismo culturale e di promozione sociale, diffuso nel territorio, che ha comunque svolto con grande impegno e fatica un ruolo prezioso nelle attività di prossimità e tenuta delle relazioni sociali», si legge.
«Chiudere senza alternative, se non si è obbligati a stare a casa, può essere più pericoloso di una normalità organizzata, nel momento 

particolare che stiamo attraversando. E avrà conseguenze drammatiche, certamente per la nostra organizzazione, ma anche per tanti altri. Dietro le quinte dei nostri circoli ci sono non solo soci e volontari, ma anche dipendenti, collaboratori, cooperative e società di gestione. Uomini e donne, persone che da oggi rimarranno a casa senza una prospettiva certa di cosa riserverà loro il domani.
La scorsa primavera abbiamo dovuto sgomitare per avere qualche briciola. Oggi non possiamo più accettarlo. Ci aspettiamo di non essere ignorati dalle misure di compensazione annunciate dal Governo. I danni legati ai provvedimenti che impongono la sospensione delle attività non possono riguardare le sole attività commerciali. Essere no profit non significa che tutto è gratis. La sostenibilità economica dei nostri circoli è a rischio e tanti di noi potrebbero non riuscire più a ripartire. Anche il volontariato e l’associazionismo hanno bisogno di ristoro. Vogliamo far sentire la nostra voce sotto l’insegna curiamo la socialità».

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